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“Graffiti. New York meets Amsterdam”, in mostra gli “anni d’oro” della street art

Ultima settimana per la mostra che espone la produzione artistica underground degli anni '70 e '80 delle due (ex) capitali della cultura alternativa



di Massimiliano Sfregola

 

Il serpente, lo Slang, che in tanti hanno visto affacciarsi dall’ “edificio giallo di Spuistraat” è ora un pezzo da museo, esposto all’Amsterdam Museum. Ha camminato poche centinaia di metri dalla sua sede originale ed ora si trova lì, almeno una sua porzione si trova lì, mimetizzato su una facciata ricostruita ad hoc, dove dello Slangenpand originale rimane solo una riproduzione fotografica. Sembra quasi una beffa, anzi un cinico scherzo della storia, il destino dello Slangenpand: nei piani del comune, da tempio della cultura alternativa e non commerciale, nascerà presto al suo posto un complesso di appartamenti di lusso che andranno ad alimentare il vorace mercato immobiliare di alta fascia della zona del centro. Tutto ciò che rimarrà, a breve, di quell’esperienza ultra trentennale, è proprio quel pannello di legno che insieme ad altre testimonianze di un passato vicino ma lontanissimo, raccontano, per la mostra “New York meets Amsterdam”, un pezzo di storia della capitale. Tra foto d’epoca che ritraggono la scena anarco-punk a cavallo tra gli anni ’70 ed’80, schizzi prestati dalle collezioni private di giovani writers dell’epoca, porzioni di muri, scatole dell’alta tensione e qualunque altra superficie pubblica dove disegnare sigle e “tag”, la mostra si snoda lungo un percorso concettuale che intreccia l’emergere della street art in Olanda con il contributo ideale (e materiale) della graffiti culture americana. Amsterdam, in quel periodo, era una tappa fissa per i giovani americani che animavano la “cultura di strada” di New York e gli scambi epistolari tra di loro e i colleghi di “spray e pennarello” sono esposti insieme a capi d’abbigliamento, copertine di vinili icona dell’epoca, come le release di Grandmaster Flash e dei Cabaret Voltaire. Da frammenti originali dove sono impresse le “firme” di pionieri olandesi  del graffito come Dr. Rat e Hugo Kaagman, fino alle leggende d’oltreoceano Lee Quiñones, Dondi e Keith Haring la mostra espone un’impressionante carrellata di reperti di cultura popolare, focalizzandosi forse con toni troppo celebrativi sulla “madre patria”, gli Stati Uniti, relegando al ruolo di apprendisti gli olandesi. Lo stesso intreccio tra la cultura politicizzata dei movimenti di Amsterdam degli anni ’70 e la produzione artistica di strada, vengono messe un po’ in ombra dal forte impatto visivo delle produzioni dei colossi americani, queste ultime, fonti d’ispirazione fondamentale per larga parte di trend e mode consumistiche odierne.

La mostra si conclude il prossimo 24 gennaio all’Amsterdam Museum in Kelverstraat 92

Orario: 10-17



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