I risultati di una nuova indagine sul massacro di Srebrenica del 1995, rischiano di sollevare nuovi dubbi sul fatto che le truppe olandesi poste a sorvegliare l’area avessero ricevuto adeguata copertura dalle Nazioni Unite.

Più di 8.000 persone vennero trucidate, dopo che le truppe serbo-bosniache presero d’assalto l’enclave, il 13 luglio ’95, in quello che l’ex segretario generale delle Nazioni Unite ha definito il peggior crimine compiuto su suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.

Il governo olandese ha chiesto il motivo per cui il Dutchbat, la divisione olandese di stanza a Srebrenica, non ricevette alcun supporto aereo dall’ONU; secondo i Paesi Bassi i suoi soldati sarebbero stati lasciati in inferiorità numerica, alla mercè delle truppe serbe.

Al centro è la questione se il Dutchbat o il governo sapessero in anticipo, o meno che non avrebbe ricevuto alcuna copertura dagli alleati.

In un libro pubblicato dall’ex ministro della Difesa Joris Voorhoeve si sostiene che sei settimane prima dell’attacco, gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito avessero optato per il no al sostegno, per non correre il rischio che Mladic, come ritorsione, decidesse di prendere in ostaggio soldati britannici o francesi.

Voorhoeve sostiene che l’Olanda sarebbe stata tenuta all’oscuro di questa decisione, ma la serie di documentari Argos solleva dubbi a proposito: il governo olandese, secondo loro, sapeva di non poter contare sugli alleati.

Secondo Voorhoeve l’ONU avrebbe dovuto avanzare la minaccia di attacchi aerei per evitare il massacro. ‘E’ stato poi chiaro, che una soluzione simile aveva una logica,’ ha detto. ‘Dopo la caduta di Srebrenica è arrivato il sostegno dell’aviazione. Se fosse successo qualche settimana prima avrebbe potuto salvare molte vite.