Più flessibilità con i sussidi Covid e maggiori investimenti strutturali nella cultura: è questo l’avviso del Consiglio per la cultura al governo nella speranza che decida di stanziare denaro extra per il settore.

Lunedì la Camera  discuterà il bilancio della cultura e il Consiglio chiede più soldi: senza ulteriore supporto, le istituzioni rischiano di franare, ha detto a Nieuwsuur il presidente Kristel Baele. “Il settore si è dimostrato agile ma non resiliente”.

Dopo un anno e mezzo di corona, le attività culturali sono in piedi, ma non se la passano affatto bene afferma Baele a NOS. “Certamente, il governo ha sviluppato pacchetti di supporto e con l’aiuto di quei sussidi il settore è sopravvissuto. Ma quei pacchetti non hanno funzionato per i lavoratori autonomi”. Anzi, sono state spesso le istituzioni culturali a lasciare a casa questi lavoratori.

Gli aiuti di emergenza sono terminati a ottobre ma con le nuove misure implementate, la cultura ha bisogno di altro aiuto.

Il Consiglio della Cultura avanza tre proposte, dice NOS: estendere la portata del sussidio e la durata fino alla fine del 2024.

Alle istituzioni culturali viene normalmente promesso un sussidio per quattro anni. La seconda proposta è di prolungare il cosiddetto periodo del piano culturale una volta fino al 2026. Questo dà alle aziende e alle orchestre respiro per riprendersi, dice Baele, perché hanno la certezza di avere abbastanza soldi più a lungo.

In terzo luogo, è necessario denaro extra strutturale.

Baele dice a NOS  che i danni al settore causati dalle misure di austerità del 2011 non sono ancora stati compensati perché sono mancati investimenti.