Maria Catherina van der Linden-Swanenburg, meglio conosciuta come Goeie Mie, ha seminato il panico a Leida tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

La donna ha ammazzato almeno 27 persone ma si crede che il numero sia molto più cospicuo. Rispetto alle violenti morti inglesi per mano di Jack lo Squartatore, Goeie Mie impiegava solo uno specifico veleno: l’arsenico.

La sua prima vittima fu la madre, nel 1880; non molto tempo dopo avvelenò anche il padre. Delle ventitré vittime accertate, morte per aver ingerito il veleno, una decina erano suoi parenti.

Ma perché la storia di Maria ‘Goeie Mie’ Swanenburg, la più feroce serial killer donna dei Paesi Bassi, non è famosa in tutto il mondo?

L’insegnante e autore Stefan Glasbergen crede di aver trovato la risposta mentre stava lavorando a una nuova biografia della donna.

“La storia della serial killer è circondata da miti. Su Wikipedia, per esempio, potrei indicare almeno sei o sette affermazioni che non sono vere”, racconta l’autore. Il libro di Glasbergen, intitolato Goeie Mie: Biografie van een seriemoordenares, è uscito lo scorso novembre.

Goeie Mie’ ha tentato di avvelenare non meno di 65 persone, introducendo arsenico nel loro cibo e bevande, ma sicuramente non cento come scritto da più parti in rete. Altri resoconti l’hanno anche dipinta come una seducente femme fatale quando in realtà viveva e si vestiva come una popolana.

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Ma il più grande enigma che circonda la famigerata assassina è probabilmente il motivo per cui così poche persone hanno sentito parlare di lei, soprattutto al di fuori dei Paesi Bassi.

Goeie Mie riuscì a nascondere per anni i suoi crimini a causa di vari fattori, tra cui gli alti tassi di mortalità causati dalle deplorevoli condizioni di vita nei quartieri poveri di Leiden. I medici locali spesso evitavano la zona e le “visite a domicilio” erano una rarità.

Goeie Mie ha trascorso la sua vita in povertà ed era sempre ansiosa di aiutare i suoi amici, la famiglia e i vicini di casa nei momenti di difficoltà.

È così che si è guadagnata il soprannome di “Goeie”, che in olandese significa “buona”. Ciò ha reso ancora più scioccante la rivelazione dei suoi omicidi.

Alcuni sostenevano che avesse ucciso le sue vittime nell’ambito di truffe assicurative, ma questo non spiega perché vivesse in modo così umile e doveva dei soldi a  tutta Leiden.

Altri si sono attenuti alla spiegazione più semplice: sarebbe stata una psicopatica assetata di sangue. I media l’hanno resa famosa in tutto il mondo, anche se solo per un breve periodo.

Nei Paesi Bassi Goeie Mie era così famosa all’epoca che il museo delle cere Nederlandsche Panopticum di Amsterdam ne fece una statua che contribuì a rendere il luogo l’attrazione più visitata nel 1884. La donna ben presto divenne un macabro feticcio: vennero composte canzonacce in suo onore e venne venduta una sua foto scattata in prigione.

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