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A novembre il Ministero degli Affari Esteri olandese ha annunciato che Go Cuba!, un programma di incentivi per giovani registi indipendenti a Cuba, sarà rinnovato per altri tre anni. Raymond Walravens, fondatore di Go Cuba! e direttore del cinema Rialto di Amsterdam, sostiene che la collaborazione internazionale è di vitale importanza per il settore culturale cubano, come scrive Errol Boon.

Cuba e il cinema

Grazie alla tecnologia, fare film oggi è molto più semplice. Rispetto a molti altri paesi, Cuba ha il vantaggio di unire produzione favorevoli e buone strutture: ospita il più importante festival cinematografico internazionale dell’America Latina, l’annuale Havana Film Festival. È anche sede di molte scuole d’arte di alta qualità, come la rinomata International School of Film and TV, fondata nel 1986 dallo scrittore colombiano Gabriel García Márquez e dai registi cubani Fernando Birri e Julio García Espinosa. Per Walravens, “un’infrastruttura così ben sviluppata è tipica dei regimi comunisti, che tendono a fare molto affidamento sul cinema come modalità di comunicazione e forma d’arte”. Cuba inoltre ha costi salariali molto bassi: la stessa pellicola che in Olanda costerebbe 800.000 euro sull’isola di Castro si realizza con 100.000 euro.

Da L’Avana ad Amsterdam

Go Cuba!, nato dalla collaborazione con l’ambasciata olandese, è anche un’ottimo investimento per i Paesi Bassi. Dal 2015, il fondo ha sostenuto 54 progetti, che sono poi proiettati al festival World Cinema Amsterdam e selezionati per i grandi festival come Toronto e Rotterdam. Non si tratta di finanziare una coproduzione olandese-cubana ma di selezionare film di qualità che parlino di attualità e temi universali e che non debbano necessariamente rispondere agli standard qualitativi europei.

Film come La piscina (2012) di Carlos Quintela, che segue un gruppo di bambini che riceve quotidianamente lezioni di nuoto in una piscina all’aperto, hanno il pregio di mostrare quanto di meglio può offrire il cinema cubano: fame e voglia di esprimersi, desiderio di esplorare diverse pratiche di resistenza e dei propri stessi limiti. In questo caso parlare della società cubana mostrando sempre e solo una piscina.

I film creati attraverso programmi come Go Cuba! sono proiettati in tutto il mondo, dando ai creatori l’opportunità di viaggiare all’estero e scambiare opinioni col pubblico a livello globale. Questa collaborazione con programmi internazionali riduce la dipendenza degli artisti dallo stato e, di conseguenza, permette loro di potersi esprimere senza filtri. Ed è quello che è accaduto negli ultimi mesi: gli artisti hanno osato parlare e cominiciato a prendere parte alle proteste.

La protesta per la libertà d’espressione

Proprio mentre il ministero olandese annunciava la volontà di estendere il programma di sostegno, il  mondo culturale cubano era particolarmente in fermento: centinaia di giovani artisti sono scesi in piazza lo scorso novembre per protestare contro le restrizioni imposte alla loro libertà artistica. I disordini sono iniziati dopo che il rapper Denís Solis è stato condannato a otto mesi di reclusione per aver trasmesso su Facebook l’irruzione in casa sua da parte di un poliziotto. Per protestare contro il suo arresto, otto membri del movimento San Isidro – dal nome dell’omonimo quartiere dell’Avana – hanno iniziato uno sciopero della fame.

Quando la polizia ha messo fine con forza alla protesta e ha arrestato diversi membri del gruppo, centinaia di artisti hanno marciato per le strade il 27 novembre. Alle due del mattino, dopo lunghi negoziati, i manifestanti e il viceministro della cultura Fernando Rojas hanno annunciato un compromesso in cui il governo cubano ha accettato di cessare le intimidazioni contro gli artisti indipendenti.

Il Movimento San Isidro è da tempo promotore di una campagna per l’abrogazione del Decreto 349, una norma entrata in vigore alla fine del 2018 che criminalizza e sottopone a censura l’espressione artistica. È composto da poeti, accademici, giornalisti indipendenti e, per l’appunto, artisti.

La censura a Cuba

Cuba è l’unico paese dell’America latina ad avere uno specifico divieto costituzionale sui media privati indipendenti. In pratica alle autorità cubane è consentita una forma di censura preventiva.

In tutta risposta, una nuova generazione di giornalisti indipendenti opera ai margini della legalità a Cuba e rischia ogni giorno di essere arrestata arbitrariamente. A Cuba, le proteste e i negoziati si svolgono normalmente non alla luce del sole, attraverso le associazioni di categoria controllate dal governo. Il fatto che così tante persone ora si esprimano pubblicamente contro la limitazione della libertà artistica in generale ha senza dubbio un significato storico. E che il governo si sia mostrato pronto a negoziare con i manifestanti e abbia persino accettato un compromesso non è meno notevole.

La censura cubana, ricorda Walravens, non è scritta nella pietra: “è fatta dai funzionari, che cercano di anticipare quello che vogliono i loro capi”. Al momento gli artisti e il governo sono bloccati in braccio di ferro in cui i primi cercano costantemente di allentare le maglie della censure e trovare delle scappatoie, “mentre il governo chiude un occhio fino a quando improvvisamente non lo fa più”. Ciò significa però le autorità cubane devono costantemente bilanciare il desiderio di mantenere il controllo con la consapevolezza che Cuba non ha futuro se le politiche autoritarie causano la fuga di persone giovani e molto istruite verso altri paesi.