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La corsa ai biglietti dei festival di quest’ultimo mese lo ha dimostrato: anche se la stagione estiva è ancora in dubbio, molte organizzazioni di eventi hanno battuto i record di vendite.

“Siamo affamati di pelle, rumore e osanna”, ha scritto il professore di TU Delft, Roland van der Vorst sulle pagine di Het Financieele Dagblad. Gli epidemiologi prevedono, sulla base di modelli storici e dati economici, dei “ruggenti anni 20″ e un'”estate dell’amore”: un periodo molto movimentato e pieno di euforia.

“C’è un’enorme domanda repressa di interazioni sociali“, scrive il sociologo ed epidemiologo Nicholas Christakis nel suo libro Apollo’s arrow: The deep and enduring impact of coronavirus on the way we live. Le persone investiranno molto nella loro vita sociale dopo la crisi, spenderanno di più e saranno più sessualmente promiscue”.

Recuperare il tempo perduto

Lo psichiatra e professore Dirk de Wachter comprende questa esigenza, ma prevede anche dei problemi. “C’è il pericolo che si voglia recuperare il tempo perduto e che il divertimento non sia più fondamentale“.

Basta guardare le grandi quantità di droghe usate nell’epoca dell’edonismo: coca e oppio (ruggenti anni 20), erba e LSD (estate dell’amore I, nel 1967), coca e ecstasy (estate dell’amore II, nel 1988). Rivela un desiderio di liberazione spirituale più intenso del semplice poter uscire di nuovo e ballare ad una festa.

Burnout

“Il nostro cervello si è adattato al lungo isolamento, con pochi stimoli”, dice lo psicologo Josje Smeets, autore ed esperto in campo di felicità. “Nel momento in cui ci si espone improvvisamente e ripetutamente a molti stimoli, il cervello entra in uno stato di stress, e a lungo termine, può essere dannoso per la salute mentale. A breve termine, non si noterà necessariamente; la sensazione di gioia prima, durante e dopo la festa, predominerà. Ci si potrà sentire stanchi ed esausti, ma si tenderà ad ignorare i segnali fisici, per poi sentirsi più irritabili e tristi, dormire e a mangiare peggio e fare i conti con un sistema immunitario indebolito”.

Secondo Smeets, ignorare sistematicamente i sintomi fisici può portare, nel peggiore dei casi, al burnout.

Le generazioni Y e Z sono quelle che più preoccupano Smeets: “Ho paura per i millennial che sentono di dover ottenere il massimo dalla vita, il più rapidamente possibile. Sono le stesse persone che soffrono della riprova sociale, spesso attraverso i social media.

Tempi d’oro per l’ospitalità

Jean-Pierre van de Ven, psicologo di MIND Korrelatie sottolinea l’importanza dell’elaborazione di questo periodo: “Molti si sono sentiti spaventati, isolati e soli. È necessario elaborarlo”. Van de Ven prevede tempi d’oro per l’ospitalità: “Le vendite di birra aumenteranno e gli spacciatori di droga si daranno da fare. E sì, alcune persone si sentiranno esaurite, sovrastimolate e stressate. Spetterà loro cambiare la situazione oppure farsi aiutare”.

De Wachter: “Tutte quelle esperienze edonistiche borderline non sono affatto necessarie. Non concentratevi sul tempo “perso”, piuttosto concentratevi sul qui e ora. Soffermatevi sull’essenza del piacere durante la festa: l’unione, la musica, la connessione”.