di Martina Bertola

 

Anche quest’anno, al World Press Photo  la presenza italiana sui podi delle varie categorie è importante: sono ben cinque i connazionali riusciti ad aggiudicarsi un posto di rilievo all’interno della competizione.

Giulio di Sturco, More than a woman, secondo posto scatti singoli per la categoria Contemporary Issues

La Thailandia è una delle mete principali per il turismo medico. Complicate operazioni chirurgiche lì costano molto meno e, soprattutto chi ha intenzione di intraprendere un cambio di sesso, spesso viaggia verso l’esotico paese per risparmiare.

Giulio di Sturco, che vive tra Londra e Bangkok,  ha immortalato il momento in cui il dottor Suporn Watanyusakul mostra alla paziente Olivia Thomas la sua nuova vagina.

 

Luca Locatelli, Hunger Solutions, secondo posto stories per la categoria Environment

Per raccontare la natura e l’ambiente, Locatelli ha scelto un caso olandese. Nel Westland vi è  una fattoria circondata da serre.

A causa del territorio ridotto, e non avendo possibilità di coltivare su larga scala, i Paesi Bassi sono all’avanguardia per teniche agricole alternative e innovative. Negli ultimi anni hanno ridotto la dipendenza dall’acqua per le coltivazioni in serra e hanno diminuito anche l’uso dei pesticidi. Grazie agli studi tenuti principalmente all’università di Wageningen, l’Olanda è diventato negli ultimi anni uno dei maggiori esportatori di cibo.

 

 

Francesco Pistilli, Lives in Limbo, terzo posto stories per la categoria General News

Il fotogiornalista Francesco Pistilli ha seguito in Serbia la difficile situazione dei rifugiati che tentano di entrare in Europa, ma che si ritrovano a vivere in questo limbo. Pur se molti di loro riescono a essere assistiti dal governo, perlomeno per affrontare l’inverno, il 15% dei richiedenti asilo non ha un posto dove rifugiarsi. Non è raro che qualcuno di loro muoia congelato a causa delle temperature rigide.

In una casa abbandonata, dove alcuni rifugiati hanno trovato un riparo provvisorio, si legge I just want to be home. Please no war.

 

Fausto Podavini, Omo Change, secondo posto stories per la categoria Long-Term Projects

Il fiume Omo, in Etiopa, è la risorsa più importante per le otto etnie che vivono lungo le sue rive. L’Omo è fonte di pesce e con le sue inondazioni rende il terreno fertile per le coltivazioni. Recentemente un grande investimento del governo Etiope e di quello Keniota, ha portato alla costruzione di una diga, la più alta dell’Africa, allo scopo di produrre più energia per il paese in via di sviluppo. Questa opera titanica, che a detta del governo porterà vantaggi economici anche legati al turismo, cambierà, però, la vita delle persone che da quelle acque dipendono. Interrompendo, infatti, il corso naturale del fiume sarà più difficile fertilizzare i campi, inoltre biodiversità delle acque verrà ridotta.

Lo scopo del fotografo romano è quello di mostrare come grande investimenti economici da parte dei vertici politici possano portare a un radicale cambiamento ambientale.

 

Alessio Mamo, Manal, War Portraits, secondo posto scatti singoli per la categoria People

Vittima di un’esplosione a Kirkuk, Iraq, il corpo di Manal, una bambina di 11 anni, è stato devastato da gravi ustioni. Per questo motivo ha dovuto subire numerose operazioni chirurgiche e per proteggere il viso e le cicatrici è costretta a portare una maschera per gran parte del giorno.

Con questo ritratto Mamo mostra l’orrore della guerra dal punto di vista dei civili che sono costretti a pagarne le conseguenze. Ha passato molto  tempo presso l’ospedale di Medici Senza Frontiere in Giordania, dove persone da Gaza, dallo Yemen, dalla Siria e dall’Iraq vivono con un loro familiare per affrontare le difficili riabilitazioni dopo le cure.