Alcune aziende hanno dichiarato di non voler più pubblicizzare sui celebri media populisti GeenStijl e Dumpert a causa dell’alto contenuto sessista che pubblicano.

L’impresa alimentare Hak, Ikea, l’organizzazione di rifugiati Vluchtelingenwerk e l’organizzazione per la lotta ai tumori KWF sono alcuni tra gli inserzionisti che hanno abbandonato i siti, dopo che un editorialista li aveva invitati a guardare il contenuto dei siti web.

“I troll di GeenStijl sono pagati dagli inserzionisti mainstream”, ha dichiarato il mese scorso Rosanne Hertzberger di NRC. «Dovrebbero rendersi conto di quello che stanno facendo».

Le richieste di boicottaggio per GeenStijl e per il suo spin off Dumpert hanno avuto inizio alla fine di aprile, quando Hertzberger ha scritto un articolo sul modo in cui Dumpert avrebbe denigrato le donne utilizzando dei fondo schiena femminili come “stelle” per votare i video. 

Loes Reijmer sul Volkskrant ha invitato gli inserzionisti a iniziare a boicottare il sito. GeenStijl ha risposto descrivendo Hertzberger come una “mucca stupida”, ciò ha portato a centinaia di messaggi di odio.

“GeenStijl sta dimostrando ciò di cui stiamo parlando”, ha detto Hertzberger su NRC, sottolineando che gli attacchi a Reijmer siano stati accompagnati da annunci per parchi tematici e baby buggies.

La maggior parte delle agenzie che acquistano pubblicità online offrono ai loro inserzionisti posizionamenti mirati, ma consentono anche loro di optare per alcuni siti web.

“Escludiamo solo siti la cui filosofia non si adatti alle nostre”, ha dichiarato a NRC un portavoce del parco Efteling. “L’Efteling non ritiene che Dumpert sia una piattaforma che ha solo un contenuto discriminatorio per le donne“.

Anche le forze armate continueranno a pubblicizzare sul sito, così come gli organizzatori delle cerimonie del giorno della Memoria e della Liberazione del 4 e 5 maggio.

GeenStijl ha detto di non essere preoccupato se le persone considerano il sito sessista. Le donne i cui fondo schiena sono stati utilizzati per Dumpert provenivano da un ufficio di casting, sostengono i vertici dei siti, e sarebbero state pagate per il loro lavoro. Quindi nessun problema, dicono.

Dumpert e Geenstijl collezionano, insieme, quasi 4 milioni di visite al meseEntrambi sono di proprietà del Gruppo Telegraaf Media.