The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

FOCUS

Stranieri in patria: gli antillani di Curaçao sono cittadini dei Paesi Bassi discriminati

di Annalisa Demarch

La crisi del coronavirus, le manifestazioni BLM contro il razzismo e le proteste violente contro le riforme economiche olandesi hanno fortemente scosso Curaçao negli ultimi mesi. Tutto questo, insieme alla crisi economica che affligge l’isola caraibica, ha fatto emergere le differenze sociali tra i cittadini di questa porzione oltreoceano dei Paesi Bassi, e il versante europeo.

Ora, il futuro degli abitanti dell’isola è più incerto che mai; d’altronde, non basta un passaporto che garantisca pari diritti e dignità a tutti i sudditi del regno, per superare i tanti nodi irrisolti fin dai tempi in cui Curaçao era ancora colonia.

Cittadini d’oltremare

E con la crisi Covid non si è sentita solo la distanza geografica: “Gli aiuti olandesi hanno delle conseguenze sia positive che negative”, spiega Xavier Donker, consulente di comunicazione della Ocan Foundation.“L’isola ora ha la possibilità economica di fronteggiare meglio la pandemia, ma ha anche più disoccupazione, nessuna possibilità di ampliare il benessere sociale e ha dovuto rinunciare alla propria autonomia”. 

La Ocan Foundation è un’organizzazione no-profit olandese che mira a migliorare le condizioni di vita degli antillani in Olanda. Il suo obiettivo è quello di dare voce alla ‘diaspora’ , per fare un po’ di chiarezza sulla situazione sociale, culturale, economica e diplomatica.

Fin dalla fine degli anni ’80 il popolo delle colonie caraibiche ha infatti iniziato a migrare in massa verso i Paesi Bassi, in particolare da Aruba. Tuttavia non possiamo davvero palare di una vera e propria emigrazione perchè all’interno dei confini del loro Regno.

Gli antillani sono infatti cittadini olandesi fin dal 1954, anno in cui le isole colonizzate si unirono nelle “Antille Olandesi”. Con la dissoluzione delle Antille Olandesi nel 2010, Curaçao, St. Martin e Aruba sono diventati Stati autonomi costitutivi del Regno dei Paesi Bassi. Hanno il loro governo e parlamento e il potere decisionale su tutti gli affari nazionali ma il loro passaporto è quello dei Paesi Bassi, identico ai nativi olandesi.

Il governo dell’Aia è però responsabile per tutte le questioni delle relazioni internazionali, comprese la difesa, la nazionalità olandese e l’espulsione degli stranieri. La Carta firmata nel 2010 inoltre stipula che le due parti devono prestarsi reciprocamente aiuto e assistenza. 

L’impatto del coronavirus 

Il coronavirus ha colpito duramente l’economia di Curaçao, che già prima era fortemente instabile. Le manifestazioni ad agosto, inizialmente pacifiche, si sono trasformate in una serie di disordini sparsi contro le politiche economiche condotte dai due livelli di governo dell’isola.

Per affrontare la pandemia, infatti, Curaçao ha stretto un accordo con l’Olanda: l’isola può ricevere aiuti solo sotto forma di prestiti e se vengono limitati i costi governativi. Per riuscire a garantire l’abbassamento dei costi l’isola è quindi stata costretta ad attuare una diminuzione del 12,5% dei salari dei funzionari pubblici.

Neocolonialismo?

Ad alcuni, queste riforme di austerity sembrano ricordare il passato coloniale dell’isola sotto il dominio olandese, e creano preoccupazione tra gli esperti. “Se l’Olanda continuerà a imporre queste misure, allora Curaçao si ritroverà a dipendere dai fondi olandesi”, dice Xavier.  La crisi economica ha messo in risalto il classismo insito della cultura delle Antille. “Ci sono delle differenze di classe e di privilegi che vengono portati avanti fin dai tempi della schiavitù”, dice Xavier. 

Le conseguenze di queste misure si potrebbero far sentire anche in Europa”, ha spiegato Xavier a 31mag. La fondazione, che è anche un organo consultivo del governo olandese, pensa che la popolazione dell’isola potrebbe emigrare in numeri sempre maggiori verso l’Olanda, a causa delle scarse prospettive lavorative e della povertà diffusa. 

Attualmente più della metà della popolazione vive sotto la linea di povertà e sopravvive grazie agli aiuti umanitari alimentari, secondo quanto riferito dalla fondazione. 

“Siamo preoccupati per gli atteggiamenti negativi degli olandesi, in caso dovesse avvenire di una migrazione di massa verso l’Olanda, ”, dice Xavier.

Discriminazione e razzismo

L’isola ha stretti contatti e caratteristiche in comune con l’Olanda continentale, tra cui l’olandese come lingua ufficiale, la possibilità di votare al parlamento europeo e di accedere ai fondi europei. Tuttavia, le differenze si fanno sentire e spesso si manifestano in casi di razzismo e discriminazione. 

Curaçao, nonostante sia un territorio interno ai Paesi Bassi, è ancora considerato da molti olandesi come una colonia. Gli antillani, sono cittadini olandesi e europei a tutti gli effetti –  con tanto di passaporto UE – ma molti non li percepiscono come tali.

Sia Amnesty International che le Nazioni Unite hanno evidenziato, nel corso degli anni, la discriminazione delle istituzioni olandesi e la xenofobia istituzionalizzata. Il razzismo verso i non-bianchi sembra incorporato nella cultura olandese. 

In Olanda le persone provenienti dall’isola o quelle di origini africane vengono spesso giudicate secondo gli stereotipi di fannulloni, sessisti, violenti e ladri.

Infatti ciò che desta una gran preoccupazione è la profilazione etnica condotta dalla polizia. Questo risulta in numeri sproporzionatamente elevati di casi di molestie, carcerazioni e arresti di persone di origine africana, lamenta l’ONU.

Un problema europeo

“Quello che abbiamo qua in Olanda è ciò che chiameremmo ‘una situazione europea’, che è unica nel suo genere ma ha comunque dei risvolti non esattamente etici, come in America”, dice Xavier, che è anche referente del Network Europeo contro il Razzismo.

“La fondazione ha una vasta rete di attivisti, che include per esempio anche il movimento Kick Out Zwarte Piet”, spiega Xavier. “Insieme puntiamo a incoraggiare la consapevolezza sulla brutalità della polizia, sulla discriminazione verso le persone di origini africane, sul razzismo quotidiano, strutturale e sui fenomeni di micro-razzismo”.

Gli antillani denunciano anche casi di discriminazione nel mercato del lavoro, dove i loro tassi di disoccupazione sono tre volte superiori rispetto agli olandesi. 

“La Fondazione Ocan, nonostante sia una ONG, ha molta interazione con il governo. Insieme organizziamo workshop, eventi, progetti e simposi per aiutare le persone [migranti dalle ex-colonie] a navigare la struttura governativa olandese”, dice Xavier. “Li aiutiamo a cercare lavoro, a prendere appuntamenti e a capire i regolamenti e le leggi federali”. 

© Ocan Foundation
pictures are of the delegation mission that Ocan coordinated in 2019, with town hall meetings and meetings with local dignitaries (ministers and the Acting Governor) and their cabinets.

“Ci occupiamo principalmente di questioni sociali che possono fortemente influenzare le famiglie”, riferisce Xavier. Ma il loro lavoro ruota anche intorno alla promozione dei loro diritti e della consapevolezza contro il razzismo e la discriminazione, temi spesso non trattati. 

L’ONU ha notato infatti che sull’isola non esiste una legislazione specifica sulla discriminazione e che i casi di razzismo nei confronti di persone di origine africana non vengono segnalati alle autorità.  Questo è probabilmente dovuto al fatto che l’educazione è eurocentrica e poco diversificata, come denuncia l’ONU. Nonostante “negli ultimi anni il sistema scolastico dell’isola abbia cominciato a promuovere una maggiore consapevolezza sul colonialismo”, come fa notare Xavier, ci vorrà tempo per cambiare la cultura del Paese.

Nonostante l’Olanda affermi che non ci sia discriminazione nel Regno, è evidente che c’è ancora molta strada da fare verso l’uguaglianza sociale ed economica.