Ancora un incidente, con possibile sfondo razziale, che vede coinvolti la polizia olandese; un giovane di 21 anni, originario di Capelle aan den Ijssel è stato ucciso lunedi sera a Schiedam, presso il Beatrixpark da colpi di arma da fuoco sparati da un agente. Il giovane era disarmato e le cause che avrebbero portato il poliziotto ad usare l’arma da fuoco sono ancora ignote.

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero che sta conducendo l’indagine, la polizia avrebbe ricevuto lunedi una chiamata da un cellulare che denunciava una rapina. La descrizione del rapinatore combaciava con quella del giovane che sarebbe stato individuato da una volante. Da questo momento in poi, la descrizione dell’accaduto si fa meno chiara: secondo l’Openbaare Ministerie, Mitchel avrebbe gridato agli agenti di sparargli. Perchè, tuttavia, gli agenti hanno fatto fuoco contro il giovane disarmato?

Gerarld Roethof, avvocato della famiglia Mitchel, ha annunciato che sporgerà querela contro l’agente che all’emittente NOS, ha ventilato l’ipotesi che il giovane abbia organizzato un “suicidio” coinvolgendo gli agenti. La circostanza a sostegno di questa tesi, dicono avrebbero detto fonti della polizia a NOS, sarebbe il ritrovamento del cellulare del ventunenne: secondo gli inquirenti, il telefono ritrovato nella sua giacca era privo di sim card. Sempre secondo la polizia, la conversazione telefonica che avrebbe portato gli agenti a Beatrixpark, sarebbe stata registrata e fatta ascoltare ad un familiare della vittima che avrebbe riconosciuto la voce di Mitchel Winters.

Che il giovane abbia, o meno, simulato una fuga non spiega il perchè gli agenti abbiano estratto l’arma da fuoco.

A rendere questa vicenda ancora più inquietante c’è un precedente nella famiglia Winters: il padre di Mitchel è stato, infatti, ucciso dalla polizia nel 2010 durante un fermo. La famiglia chiese allora un’indagine volta ad accertare l’accaduto ma la commissione interna scagionò l’agente.