The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Gerard Croiset, l’olandese che poteva risolvere il “Caso Moro”

Un paragnosta scomodato dall’Ucigos per ritrovare il nascondiglio del Presidente della DC

di Serena Gandolfi

 

Esattamente quarant’anni fa veniva rinvenuto il corpo di Aldo Moro: durante i 55 giorni di prigionia del presidente della DC, venne istituito un “Comitato di crisi” con l’intento di liberare l’ostaggio. Ma quando la politica si impantanò su “dialogo” o “fermezza” con le Brigate Rosse vennero battute altre strade, anche quella dell’occulto.

Oltre alla celebre seduta spiritica di Romano Prodi  vennero scomodati anche dei veggenti e, tra questi Gerard Croiset, paragnosta olandese e medium che collaborava con l’Università di Utrecht.

L’incredibile vicenda che portò le autorità italiane a considerare l’ipotesi di assoldare un sensitivo per cercare Moro iniziò con uno sceneggiato, ESP (Extra Sensorial Perceptions) in cui un navigato Paolo Stoppa interpretava i panni del famoso sensitivo. Una garanzia di credibilità che bastò agli agenti dell’Ucigos per invitare il medium a Roma azzardando la soluzione del “caso Moro”.

A fare il suo nome, molti anni dopo, fu proprio Cossiga in un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, il 14 novembre 2007.  “Un aereo dell’Eni ci portò un veggente di Amsterdam, che parlò di una casa dai mattoni rossi con due leoni di marmo, dalle parti di Santa Maria Maggiore” spiega l’allora Ministro dell’interno.

Ma chi era questo autorevole personaggio? Gerard Croiset, naque a Laren nel 1909 e scoprì le proprie capacità paranormali lavorando come orologiaio. Era uno psicometrico più precisamente, riusciva cioè a percepire informazioni su terzi attraverso i loro effetti personali.

Pare avesse collaborato fin dalla Seconda Guerra Mondiale con la polizia olandese aiutandola nella risoluzione di omicidi. Croiset inoltre era il vanto del parapsicologo W.H. Tenhaeff, mentore dell’Università di Utrecht che sperimentava su di lui le sue teorie.

Ma la vera specialità del paragnosta era il ritrovamento di bambini dispersi. Nel 1966 venne richiamato fin dalla lontana Australia per rintracciare i figli della ricca famiglia Beaumont persi sulle spiagge di Adelaide. A dirla tutta, in quel caso le sue capacità fallirono, ma la sua fama non venne intaccata. Dopo aver risolto il caso di due bambini francesi rapiti dal padre e ritrovati poi in Italia, negli anni ’70 si diresse a Tokyo. Il “Chi l’ha visto?” giapponese lo aveva invitato per rintracciare il cadavere di Miwa Kikuchi, 7 anni. Croiset non si fece attendere e prontamente individuò il corpo vicino alla banchina di un lago solo attraverso una fotografia.  Altri casi in Inghilterra, Scozia e Spagna lo videro coinvolto nel ritrovamento di bambini rapiti.

Quella casa dai mattoni rossi con due leoni di marmo sembrava  proprio non avere nulla a che fare con il nascondiglio di Via Montalcini, ma tanto valeva provare no?

Se fosse un ciarlatano o un reale sensitivo, poco importa: lo psico-detective e il paranormale non hanno fatto altro che aggiungere confusione ad una vicenda ancora oggi, 40 anni dopo, coperta da una fitta coltre di mistero.