The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

Sandra, 76 anni, nonna vagabonda. Lombardia – Amsterdam

“È successo così: un paio di anni fa degli amici di Brescia mi hanno proposto di andare a lavorare per il loro locale che avevano appena aperto ad Amsterdam, sapendo della mia passione per la cucina e dell’ esperienza che mi porto sulle spalle. Nella mia vita ho gestito cinque ristoranti. Ho pensato che fosse un’occasione magnifica: ho sempre desiderato vedere Amsterdam!

La città che hai scoperto era poi come te la eri immaginata?

Ho trovato la città che avevo visto nei documentari, nei film…Con i canali, i ponti, le case così particolari…Sapevo che non sarei rimasta delusa ma non mi sarei aspettata di trovarmi così bene”.

Come ti sei trovata con gli olandesi?

Mi hanno fatto sentire amata: non potevamo comunicare molto bene perchè parlo solo italiano ma ho percepito il loro affetto. Sono stata subito ribattezzata come la Signora della Pasta“.

Quindi non è stato un problema non conoscere una lingua in comune con i locali?

“Lavoravo per lo più in cucina dove erano tutti italiani, quindi non ero preoccupata. I miei colleghi mi hanno accolta bene, ero un po’ la loro nonna, una figura materna. Quando andavo in sala mi recavo soprattutto ai tavoli dei connazionali…Con gli altri poi, in qualche modo, ci si capiva. Molti pensavano fossi la madre del titolare. Anche quando andavo a fare la spesa dai turchi, ci capivamo sempre. Solo una volta che volevo fare la tarte tatin ho fatto fatica a far loro capire che avevo bisogno delle mele renette…Allora ho preso quelle che c’erano. Però ho imparato a dire lekker e goede morgen! Passavo spesso anche per il mercato di Albert Cuyp, dove avevo casa: mi è piaciuto vivere lì, con il fiume quotidiano di persone, i colori, i profumi che venivano dalle bancarelle ed i fiori”.

Ora che sei tornata in Italia, cosa ti manca di Amsterdam?

” Ho sicuramente nostalgia degli amici che ho conosciuto in un anno in quella città…Mi manca anche vedere le case, così alte e con quelle belle mansarde dalle finestre grandi…Ed andare in bicicletta. Andavo sempre in bicicletta, anche se i miei colleghi e amici mi prendevano in giro e mi dicevano che ero un pericolo pubblico. Quando ero libera qualche volta prendevo il battello e andavo a fare il tour dei canali…Mi piacerebbe rifarlo”.

Se fossi arrivata ad Amsterdam ad un’età più giovane, cosa avresti fatto?

“A 30 anni non avevo idea che avrei aperto il mio primo ristorante…Di sicuro non sarei venuta ad Amsterdam per lavorare come cuoca! Avrei fatto la turista”.

In cosa Amsterdam è diversa dalla città in cui vivi ora ed hai trascorso la maggior parte della tua vita?

“È una città piena di fiori, è pulita ed i tram arrivano puntuali rispetto a Brescia. La ricordo come una città viva e gioiosa, con queste folle di ragazzi fuori dai bar con i bicchieri in mano…Poi ci trovi tutte le nazionalità!”

Dopo Amsterdam, come va?

“Eh, mi annoio da pensionata…Non mi piace stare a casa a non fare nulla, cerco comunque di tenermi impegnata. Ho Brioche che mi fa compagnia…Però non smetto di avere dei sogni. Avrò anche l’ aspetto di una ultra settantenne ma il mio spirito ha molti meno anni. I sogni mi tolgono dalla noia: continuo a fare progetti anche se so che non si potranno magari realizzare. Vorrei, ad esempio, far parte di un programma di cucina che chiamerei La Nonna VagabondaAnche preparare i casoncelli al Bagoss alla Prova del Cuoco sarebbe divertente!”

Regalaci un ultimo ricordo…

“Gli italiani che ho conosciuto sapevano che ero una instancabile lettrice. Senza volerlo ho mobilitato la comunità italiana ad Amsterdam che si è prodigata per farmi avere libri sempre nuovi, in italiano. Si tratta di un gesto semplice che mi ha fatto sentire ben voluta”.

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