No non è uno scherzo. Le norme di segregazione razziale sono state abolite. E il 5 maggio si è festeggiata la liberazione dal nazi-fascismo. Ma il proprietario di due caffè nella cittadina di Tiel, tra Arnhem e Den Bosch, ha vietato l’ingresso ai clienti che non parlano olandese. È il giornale locale Gerdelander, a riportare la notizia lunedì.

Il quotidiano racconta che il divieto si estenderebbe sia ai clienti del De Tijd che a quelli del De Kikker. Il vero bersaglio del divieto però sarebbero i famigerati cittadini polacchi. Richiamati dalla possibilità di impieghi stagionali, molti lavoratori dall’Est si trasferiscono sempre più stesso in Gheldria per lavorare come braccianti nei campi, raccogliendo mele e pere.

La loro presenza infastidirebbe in particolare Cristjan Ernste che, come ha dichiarato ai giornali, permetterà l’accesso nei suoi locali solo previa verifica di nazionalità. I clienti dovranno mostrare la carta d’identità e annunciarsi con un “goedenavond”. Gli stranieri saranno ammessi all’entrata solo dimostrando padronanza della lingua.

“È solo che voglio che ci capiamo tutti” si difende il proprietario dicendo di non considerare le misure discriminatorie e razziste dal momento che si applicheranno a chiunque.

“Quando non servo più drink a un cliente e gli dico di andarsene perché ne ha già avuti abbastanza, spesso non vengo capito e si passa alle mani” si giustifica.

Hans Beenakker, sindaco di Tiel, da parte sua dice di esser a conoscenza delle numerose lamentele sul comportamento dei cittadini est-europei. Come sostiene la polizia però sarebbe esagerato parlare di reali problemi  e disordini.

Per non farsi mancare nulla Tiel rientra tra quelle città che stanno prendendo misure per limitare la presenza di cittadini polacchi in alcuni quartieri.

L’amministrazione locale sta applicando restrizioni per cui non più di quattro “lavoratori migranti” possono vivere nelle stessa casa. E si starebbe imponendo un limite al numero di “case polacche” nei quartieri. Un allarmismo creato dalla presenza di lavoratori originari dell’est che rappresenterebbe il 10% della cittadinanza.