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CHI E’ Geert Wilders, il padre-padrone islamofobo del partito che non c’è (ma vince)

Chi è Geert Wilders, il politico olandese che ha parlato ieri alla convention anti-islam in Texas, conclusa con una sparatoria e due morti?

Di madre indonesiana, è nato a Venlo nel 1963. Con un passato da impegato nel settore assicurativo ed una grande passione per Israele, inizia negli anni ’90 la carriera politica, come “ghostwriter” per il VVD, il partito liberale, guidato allora dall’ex commissario europeo Frits Bolkestein. Nel ’98 viene eletto parlamentare ma diventerà un volto noto al pubblico olandese solo nel 2004, quando venne espulso dal VVD per le posizioni fortemente anti-islam: due anni prima era morto Pim Fortuyn e nella destra olandese in tanti aspiravano a raccogliere lo scettro della (politicamente fortunata) guerra ai musulmani. Per Wilder, l’occasione fu la radicale opposizione all’ingresso della Turchia nell’UE: per questa posizione venne espulso dal VVD e nel 2004 fondò il Gruppo Wilders, poi rinominato nel 2007  Partito per la Libertà (PVV) e oggi terzo per numero di voti, nonché formazione di cui Wilders rimane unico uomo al comando. 

Un solo iscritto

Il PVV non ha iscritti, tranne Wilders, e le sue fonti di finanziamento restano un mistero; per la legge olandese, infatti, solo i partiti che accettano contributi statali, devono rendere pubblici il nome dei sostenitori ed i bilanci. Secondo la stampa olandese, tanto l’ultra destra americana quanto gli ambienti israeliani più conservatori, contribuirebbero attivamente alla vita del PVV , che rimane tuttavia un fenomeno esclusivamente elettorale: non svolge, infatti, alcun congresso, non prevede  organizzazione e i comizi elettorali si svolgono rigorosamente a porte chiuse.

Il programma che non c’è

Nel 2009, la giornalista del De Tijd Karen Geurtsen, trascorse sotto copertura, alcuni mesi come stagista, presso il gruppo parlamentare del PVV; la sua esperienza divenne un libro, “Undercover bij de PVV” dove racconta di un partito fantasma, senza un programma, dove le decisioni vengono prese sulla base delle mosse degli altri partiti e delle emergenze in corso.

Ossessione anti-islam e le amicizie scomode

Wilders ha fatto della lotta “all’islamizzazione dell’Occidente” la propria ossessione e il proprio cavallo di battaglia. Famose rimangono le durissime dichiarazioni contro la religione islamica, che gli valsero un processo per istigazione all’odio razziale nel 2007, e il lancio del documentario Fitna l’anno successivo, nel quale una montatura di scene violente scaricate dalla Rete si propone di raccontare il tanto declamato pericolo islamico.

Wilders è anche tra i politici più minacciati dei Paesi Bassi: scampato a un attentato nel 2004, vive ad oggi sotto scorta e assediato dalle misure di sicurezza per la protezione della propria persona. Nonostante ciò e diversi casi diplomatici (per un periodo, fu persino dichiarato persona non grata dal Regno Unito), Wilders è spesso in viaggio tra Europa, Israele e Stati Uniti. Spostamenti nei quali tenta di estendere oltreconfine una personale crociata anti-islamica, e che lo hanno portato a dialogare con formazioni più o meno radicali della destra populista europea: dal Jobbix ungherese a Pegida in Germania; e dal Front National di Marine Le Pen alla Lega di Salvini.


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