The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

ART

Geert Jan Jansen, professione falsario



Nel settembre del 2000 a Orléans in Francia si svolge un processo contro un imputato accusato di aver falsificato migliaia di opere per un totale di 10 milioni d’euro. L’avvocato della difesa chiede di non distruggere di dipinti, instillando nella giuria il dubbio che si potesse nascondere qualche opera autentica. Stranamente gran parte delle denunce vengono ritirate, e alla fine il reo viene condannato solo a un anno di reclusione.

Per gli altri quattro gode della sospensione condizionale della pena. Viene dichiarato ospite non gradito in Francia ed espulso per tre anni. 

Dopo aver scontato sei mesi di reclusione, si trasferisce nei Paesi Bassi: qui vive, lavora ed espone nel castello Beverweerd, una fortezza del XIII secolo su una piccola isola lungo il canale Kromme Rijn vicino al villaggio di Werkhoven a Utrecht.

Alle pareti di ogni stanza, dalla cucina alla cantina, sono appese le più celebri opere della storia dell’arte: i girasoli di Van Gogh, le ninfee di Monet, le nuvole di Magritte. Un Mondrian alto quanto una persona è appoggiato allo stipite della porta. Nell’angolo dove dovrebbe figurare la firma degli artisti, compare invece il nome di chi li ha realizzati con l’aggiunta “nello stile di”.

Geert Jan Jansen è un pittore e falsario d’arte olandese nato nel 1943 e arrestato a La Chaux vicino a Poitiers il 6 maggio 1994, quando i gendarmi francesi irrompono in una tenuta francese e vi trovano più di 1600 opere di maestri come Dalí, Cocteau, Hockney, Dufy, Ferdinand Erfmann, Charles Eyck, Leo Gestel, Bart van der Leck, Matisse, Miró e il bersaglio più popolare della contraffazione, Picasso.

Geert Jan ha saputo conquistare e stare al centro del mondo dell’arte per più di vent’anni. Lo ha fatto in modo così convincente che gli stessi Picasso e Appel gli rilasciano ignari certificati di autenticità per le opere in suo possesso.

Ancora oggi ci sono ancora quattro opere esposte nei musei di tutto il mondo che nessuno sospetta siano in realtà di Geert Jan. 

Jansen è nato a Waalre, nei Paesi Bassi. Suo padre ingegnere era appassionato d’arte e il giovane Geert decide di studiare la stessa materia. Ad Amsterdam diviene amico di Michel Podulke, un mercante d’arte statunitense che gestiva una galleria chiamata Mokum.

Più tardi, Jansen aprirà le sue gallerie, Jacob e Raam, ma non ha particolare successo. Quando la sua attività inizia ad andare male, decide di falsificare e firmare i manifesti delle litografie di Karel Appel e di venderli come originali.

Il suo primo palo di Appel è stato venduto per 2.600 fiorini. Da qui inizia la sua carriera: spedisce un altro falso a una casa d’aste di Londra che interpella lo stesso Appel inviandogli una foto. Risultato? L’artista riconosce l’autenticità dell’opera anche se non era di sua mano. Il falso viene venduto a una cifra record.

La sottile arte del falsario deve essere coltivata con cura: oltre a conoscere perfettamente i propri modelli, bisogna procedere con attenzione per invecchiare le proprie tele. Anche se non ai livelli il maestro della falsificazione olandese van Meegeren, anche Jansen compra vecchie tele da scartavetrare al mercatino delle pulci, lascia i quadri alla luce del sole o li cuoce in un forno, vi getta un po’ di polvere mentre stanno asciugando o mescola la vernice con un po’ di lucido per le scarpe.

Nel 1981, la polizia olandese, informata della presenza di un falso dipinto di Bart van der Leck, perquisisce la casa di Jansen a Edam. Del van der Leck nessuna traccia. In un magazzino vengono rinvenute però 76 litografie falsificate di Appel. in mancanza di ulteriori prove, il giudice patteggia con Jansen un accordo: l’artista non sarebbe stato accusato se si fosse impegnato a smettere la propria attività almeno per tre anni.

Rispettando i patti, Jansen presente un altro lotto di dipinti di Appel soltanto nel 1988. Quando si scopre la provenienza, succede il finimondo: galleristi che si accusano a vicenda, centinaia di Appel sequestrati nella Galleria MAT di Amsterdam, una gola profonda riconosce nel commerciante Henk Ernste il punto parigino di smistamento delle opere. Ernste viene condannato a pagare 5.5 milioni di fiorini mentre Jansen decide di sparire in Francia insieme alla compagna.

Nel marzo del 1994, Jansen, spacciandosi per Jan van den Bergen, sedicente mercante d’arte di Orléans, arriva alla casa d’aste Karl & Faber di Monaco di Baviera. Sotto braccio ha un disegno di Chagall e due opere di Asger Jorn e Karel Appel. Dei primi due “van den Bergen”, che cerca di chiudere la trattativa frettolosamente, è in possesso dei relativi certificati di autenticità.

Sue Cubitt, zelante collaboratrice della casa d’aste, fa esaminare opere e certificati. Nel documento relativo a Chagall compare un errore d’ortografia. Appel, contattato nuovamente per confermare l’autenticità del propio dipinto, conferma che è suo. 

Cubitt è ancora sospettosa. Contatta la fondazione Chagall di Parigi che conferma la sua ipotesi: disegno e certificato sono entrambi falsi. Stessa cosa avviene per il dipinto di Ager Jorn. Nel dubbio la casa d’aste è costretta a ritirare tutte le opere. Cubitt informa Ernst Schöller, responsabile della squadra di Belle Arti e Antichità di Stoccarda.

Iniziano le indagini: Van der Bergen aveva messo in vendita opere nelle case d’asta in tutta Europa. In Francia l’indirizzo della galleria Orléans è anch’esso falso: c’è un’azienda che imbottiglia vino dove ci sarebbero dovuti essere i quadri.

Nonostante l’appello in tv, nessuno decide di denunciare Jansen. Soltanto sei anni dopo, grazie ai controlli sui registri in una galleria di Drouot, si scoprono gli pseudonimi usati dal falsario olandese per le proprie vendite. Dopo aver confiscato il tutto e costretto i tanti acquirenti a sporgere denuncia per non essere accusati di ricettazione, ha inizio il processo di cui abbiamo parlato all’inizio.

Oggi, nella sua tenuta olandese, Jansen, protagonista anche di uno spettacolo teatrale e un documentario, ripensa alla propria vita ricordando un episodio: dopo aver venduto un falso Chagall a New York tanti anni fa, al momento di incassare l’assegno, l’allarme della banca iniziò a suonare. In quel caso la causa fu un problema all’impianto elettrico ma  – come confida Jansen – tutta la sua vita è stata vissuta sospesa su un filo, come se da un momento all’altro una mano si potesse poggiare sulla sua spalla, dicendogli: “mi segua, per favore”.

 






31mag.nl è un progetto indipendente di giornalismo partecipativo.
Raccontiamo gli esteri da locals, non da corrispondenti o inviati.

Diamo il nostro apporto all’innovazione nei media con news,
reportage e video inediti in italiano. Abbiamo un taglio preciso ma obiettivo.

RECHARGE US!