Il Kiesraad, l’Ufficio Centrale elettorale dei Paesi Bassi ha confermato la validità delle firme raccolte dal comitato di Geenpeil e fissato il periodo per lo svolgimento del referendum sul Trattato di associazione dell’Ucraina all’UE in un lasso di tempo che va da tre a sei mesi.

Esulta Jan Roos, giornalista e polemista di PowNed, personalità controversa e volto di punta della campagna referendaria. Alla commissione sono pervenute 427 939 firme valide: ben 160mila in più rispetto al minimo previsto dalla legge.

Secondo la nuova normativa, che dal 1 luglio ha introdotto nell’ordinamento olandese l’istituto del referendum consultivo,  l’esito referendario non sarà vincolante per l’esecutivo. Kees Verhoeven, deputato del D66 e solo politico nazionale ad aver supportato la campagna, ha raccolto attorno a sé gran parte delle posizioni contrarie all’avvicinamento tra UE e Ucraina.

Mentre Verhoeven auspica che il referendum avvenga il prima possibile, Wilder si dimostra ottimista e il PvdA parla di un “nuovo strumento democratico”. A guida degli scettici, invece, il premier Rutte, che ha definito “abbastanza fuori di senno” l’idea di stracciare l’accordo con l’Ucraina.

Il Trattato di Associazione è considerato l’anticamera per la piena adesione all’UE, processo che richiede l’unanimità da parte degli Stati membri e che, di fatto, non avverrebbe nel caso di un parere contrario da parte dell’Olanda.

E già si parla del referendum sulla Costituzione Europea del 2005, al quale la maggioranza dei cittadini disse “Nee”.