The Netherlands, an outsider's view.

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ART

“Futures Past&Present”, gli scatti coraggiosi di quattro storiche fotografe

Un denominatore comune tra queste artiste è costituito dall'eccezionale capacità di interagire con i soggetti delle loro opere



Dal 9 marzo al 2 giugno al Museum Voor Fotografie di Amsterdam il pubblico ha l’occasione di visitare “Futures Past & Present“. La mostra offre uno sguardo privilegiato alle produzioni di quattro fotografe: Céline van Balen, Julie Greve, Esther Kroon e Helga Paris. Donne con storie diverse, ma accomunate da alcune peculiarità. Prima di tutto il grande talento nell’arte fotografica, a cui si aggiunge il fattore di una carriera insolita. Fama e decadenza si legano alle circostanze personali, al contesto storico e all’ambiente in cui ciascuna di loro è nata o, semplicemente, al destino.

Non solo. Un altro denominatore comune tra queste artiste è costituito dall’eccezionale capacità di interagire con i soggetti delle loro opere. I modelli sono ritratti in tutta la loro forza e dignità, con sottili distinzioni e sfumature.

Una sensibilità artistica che è propria dello sguardo femminile.Come ha osservato Van Balen: “Penso che il nostro impegno si strettamente connesso con questo aspetto. Gli uomini di solito non offrono uno sguardo così introspettivo dei soggetti che rappresentano. D’altronde, se mai lo facessero, dovrebbero investire molte energie”.

Van Balen, Greve, Kroon e Parigi

Van Balen e Kroon facevano parte di una generazione di fotografe olandesi distintisi per fama artistica internazionale nei primi anni ’90. Tuttavia, in entrambi i casi, si parla di carriere piuttosto brevi. Diversa è la storia di Helga Paris, nata nel 1938 a Goleniów in Polonia. Se nel periodo della Guerra Fredda le sue opere sono rimaste nell’ombra, ora, giunta ormai alla vecchia, Paris riceve l’attenzione che merita fuori dalla Germania. Futures Past & Present include anche il lavoro di laurea della promettente fotografa danese Julie Greve, largamente apprezzata per le qualità ritrattistiche.

L’età d’oro della fotografia olandese

Sebbene la carriera di Céline van Balen (1965) non possa vantare una lunga durata, la fotografa si è distinta per la sua eccezionale qualità artistica, divenendo una dei simboli dell’età dell’oro della fotografia olandese.

Alla fine degli anni ’90, ispirata da August Sander, Van Balen ha attirato l’attenzione con i suoi ritratti, tutti contraddistinti da soggetti insoliti, come alcolizzati, drogati e vagabondi. Come lei stessa aveva dichiarato in un’intervista alla Volkskrant nel 2001, è “sempre stata affascinata da persone che si erano allontanate dalla società o che ne erano state escluse”.

Nella formazione di questa fotografa, vanno ricordati i nomi celebri di Koos Breukel e Rineke Dijkstra, suoi insegnanti tra il 1991 e il 1994 durante un corso di fotografia e di stampa presso Cultureel Centrum De Moor ad Amsterdam. Un momento formativo che ha costituito l’incipit della carriera anche per Esther Kroo, divenuta celebre soprattutto per la serie di scatti sui bambini rom a Barcellona nel 1988.

Sconosciuto a ovest della cortina di ferro

Se in termini di carriera e di talento, queste quattro fotografe possono essere simili, l’angolatura delle storie che raccontano è inevitabilmente diversa. Pensiamo alle fotografie di Helga Paris (1938), collocabili nel periodo della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), finalizzate a dipingere la situazione della Germania prima e dopo la Wende.

Sono scatti che ritraggono gli aspetti della vita quotidiana del tempo, in cui Paris enfatizza tutte le restrizioni, le perdite, la distruzione e il declino economico che la Seconda Guerra Mondiale e il regime comunista del paese hanno portato. Non solo. questi lavori rivelano anche qualcosa sulla personalità dell’autrice, che emerge come personalità forte e curiosa, decisa ad affrontare il mondo con resilienza.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, il carattere delle fotografie di Paris cambia. L’artista si rende conto che le circostanze sociali e politiche intorno a lei si sono trasformate e, di fronte a questo, non resta che riconsiderare il ruolo del fotografo. Ad esempio, per la serie Hellersdorf (1998) Paris ha optato per uno stile diretto, con l’intento di ritrarre realisticamente i bambini che crescono nella nuova Germania unita. La fotografa coglie le tensioni nascoste del tempo nelle posture, nei gesti e nelle espressioni facciali degli adolescenti. L’empatia del suo sguardo permette allo spettatore di immergersi in quella realtà storica, immedesimandosi con i suoi protagonisti.

Destino e circostanza

Quando parliamo di carriere artistiche, anche il destino può giocare un ruolo fondamentale. E questa affermazione è valida soprattutto nel caso di Esther Kroon, i cui sogni furono bruscamente infranti nel 1992. In quell’anno, infatti, la fotografa è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco durante una rapina in Guatemala, a soli 25 anni.

Una storia diversa, invece, quella di Céline van Balen, che nei primi anni del XXI secolo decise di abbandonare la fotografia. Se prima l’arte era stata l’unica cura possibile per le sue tendenze depressive e la paura del mondo esterno, in seguito si trasformò nella sua malattia. La fotografia imponeva all’artista un ruolo che Van Balen non sentiva suo e che non avrebbe potuto sostenere. Così la fotografa che si era distinta soprattuto con le immagini di ragazze musulmane, ha deciso di abbandonare tutto.

Talento futuro

La vicenda di Balen ha alcune somiglianze con quella della fotografa danese Greve. Dopo aver conseguito la laurea nel 2018 alla Central Saint Martins, la fotografa danese non è passata inosservata per il suo talento. Nella primavera del 2018 ha vinto il concorso Your Picture / Our Future, un premio assegnato dal marchio di moda J.W. Anderson tra 2000 candidati.

Greve rappresenta una generazione di giovani fotografi, sempre più vicini alla fotografia analogica. Divenuta popolare anche grazie al mondo del Web, Greve si è distinta per un produzione senza tempo, ponendo al centro del suo obiettivo ragazze danesi. “Anche se i ritratti sono immagini molto personali di queste ragazze, sento che lo spettatore può guardarle in modi diversi’, dice Greve. Lo spettatore è libero di immaginare di essere al loro posto: giovani che hanno appena iniziato il loro percorso di vita, con un futuro ancora da scrivere“.






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