Il personale sanitario che non lavora in prima linea nella lotta contro il Covid-19 risulta già vaccinato, nonostante non siano in cima all’ordine di priorità. Di conseguenza, il personale che lavora nelle case di riposo si trova ora in lista d’attesaa sostenerlo è un’inchiesta di Nieuwsuur. Il piano di vaccinazione studiato dal Governo olandese prevedeva in realtà come primo turno tutti coloro che lavorano in linea diretta contro il Covid-19 negli ospedali e coloro che lavorano nelle ambulanze.

A seguire lo staff delle case di riposo, con i dipendenti dediti all’assistenza delle persone con disabilità e poi al personale infermieristico.  Solo una volta vaccinati tutti questi lavoratori, toccherà alle persone con altri problemi di salute e agli anziani. Infine, per ultimo, tutti gli altri che non sono a rischio. 

Gli ospedali hanno iniziato la vaccinazione settimana scorsa, dove circa 30 mila dosi di vaccinazioni sono disponibili per i lavoratori in prima linea. Ma in tante istituzioni sanitarie risulta che il personale d’ufficio e di ristorazione sia già stato vaccinato e che, quindi, non sia stato rispettato il giusto ordine di priorità. 

“Siamo molto preoccupati” ha dichiarato Andrea Retsma di SPOT – un’ associazione che rappresenta gli interessi delle piccole organizzazioni residenziali e domiciliari-. “L’impatto di tutto questo è enorme, il personale delle case di riposo è già sotto pressione”.  Anche il Presidente dell’Associazione olandese per l’assistenza ai disabili, Boris van der Ham, ha riferito a Nieuwsuur che lo staff del suo dipartimento è in grave difficoltà nel fissare un appuntamento per la vaccinazione, nonostante “sia molto importante costruire una protezione attorno ai gruppi di persona più vulnerabili”. 

Tutto questo porterà a ritardi nella vaccinazione agli anziani, secondo il Consiglio di Sanità, il quale aveva consigliato più volte di mettere questa categoria come priorità nei turni di vaccinazione. “Ci troviamo in una situazione complessa di scarsità. Ogni vaccino dato a qualcun altro è uno in meno per gli anziani”, parole di Bart-Jan Kullberg, Presidente del Consiglio di Sanità.