All’inizio sembrava tutto impossibile: “frontiere chiuse”, stop ai ricongiungimenti e stop ai rifugiati. Ma con l’UE pesantemente sbilanciata a destra la possibilità che i piani dell’Olanda in materia di migrazione ottengano successo a Bruxelles, non è più remota Il nuovo governo olandese, guidato da Dick Schoof e sostenuto dalla formazione di destra radicale PVV di Geert Wilders ha come priorità un rigido controllo sulla migrazione, ma il successo di tali politiche dipende in gran parte dalle negoziazioni a livello europeo, dice NOS.
Quello che l’Olanda vorrebbe è: blocco delle richieste d’asilo, opt-out dal sistema di redistribuzione dei rifugiati, rafforzamento dei controlli alle frontiere, creazione di centri di accoglienza per migranti fuori dall’UE.
All’inizio, queste proposte sono state giudicate irrealizzabili. Tuttavia, il cambiamento in corso all’interno del Parlamento Europeo e della Commissione sembra favorire politiche più dure sulla migrazione. Il nuovo Parlamento è dominato da forze più conservatrici, con la destra in crescita e il Partito Popolare Europeo (EVP) che ha spostato la propria posizione verso destra. Anche la nuova Commissione Europea, guidata ancora da Ursula von der Leyen, potrebbe includere esponenti più critici nei confronti della migrazione, aumentando le possibilità di accordi più rigidi.
Inoltre, sempre più Stati membri adottano politiche migratorie severe, come la Danimarca e la Svezia, che si sono spostati a destra, fornendo potenziali alleati all’Olanda. Un cambiamento significativo è avvenuto anche in Germania, dove un attacco compiuto da un richiedente asilo siriano ha spinto il governo a inasprire le politiche migratorie, influenzando il dibattito politico.
Per ora, le normative vigenti rendono improbabile questo cambiamento ma sul lungo termine non sembra più un’ipotesi da escludere.







