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CINEMA

Free solo, una danza eroica sopra il vuoto

Vincitore dell'Oscar 2019 come miglior documentario, Free Solo racconta la scalata di Alex Honnold su El Capitan, la parete rocciosa più famosa del mondo

di Natalina Rossi

Free Solo non è solo un documentario sull’impresa eroica del climber Alex Honnold, è un film sulla storia personale di tutti gli uomini, e sulle ossessioni folli di ognuno di noi. 

Prodotto da National Greographicvincitore del premio Oscar e del Bafta come miglior documentario del 2019Free Solo della documentarista E. Chai Vasarhelyi e del fotografo Jimmi Chin, racconta la scalata di Alex Honnold sulla parete rocciosa più famosa del mondo: El Capitan. Il free solo è il nome della tecnica di scalata che non prevede alcun ausilio di corde o ancoraggi. C’è l’uomo, le sue mani, i suoi piedi, e sotto l’oblio. 

Un’ossessione, quella del protagonista, decennale. Un sogno pericoloso e drammatico. 

Quanto siamo disposti a rischiare per raggiungere il nostro desiderio più azzardato? A cosa siamo disposti a rinunciare per la realizzazione del nostro Io più intimo? E se perdiamo la nostra battaglia personale, cosa resta di noi?

Ecco gli interrogativi che emergono dal documentario elettrizzante, a tratti spaventoso, della regista pluripremiata. 

La salita, le rocce, l’altezza, la morte, l’adrenalina, sono solo gli elementi più visibili del film.

Dietro c’è la tenacia, il coraggio, l’abnegazione, e la costruzione solida di una corazza per proteggersi dal mondo. Non quello fisico, intendiamoci. Il corpo è esposto, e pronto alla caduta ultima. Una corazza intima per proteggere la testa dalle influenze emotive del mondo esterno. 

Per evitare di contaminare, irrimediabilmente, quell’ossessione sostanziale che ci tiene in vita. 

Nessuna spettacolarizzazione di sé, nessun eroismo per suscitare compiacimento. Alex Honnold non può fare a meno di rischiare la vita danzando sulle pareti rocciose

Senza quel contatto estremo smette di sentire pure sé stesso. 

Il vero esercizio del climber è quello psichico. Riprodurre mentalmente la salita. Disegnare la parete rocciosa, e mettersi a ballare sopra di essa. Sotto il baratro. 

Il documentario è una sorprendente coreografia atletica, e una rappresentazione straordinaria della natura e del rapporto con l’uomo. 

È, però, anche un viaggio nella quotidianità di un climber, attraverso il racconto della sua relazione e della sua vita familiare.

Il protagonista non è solo l’eroe di un’impresa impossibile – è soprattutto un uomo – chiuso dentro la sua missione esistenziale, e le sue fragilità.

Il suo cinismo e la sua tendenza quasi anaffettiva nelle relazioni con il mondo esterno, sembrano necessarie ad affrontare sfide come questa. 

Esiste la vetta, e il corpo. Il resto è un intralcio all’obiettivo.

Eppure, nella parte finale, emerge un aspetto tenero e umano. 

Alex, dopo aver raggiunto la vetta a mani nude, quasi piange dalla commozione – lasciando intravedere degli squarci di umanità emozionanti. 

Non perdetevi questo capolavoro. Ad Amsterdam è ancora possibile vederlo al cinema Kriterion – venerdì 5 aprile e domenica 7 aprile alle 12:30.



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