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CULTURE

Freddy Siegfried Glatt: la storia di un uomo sopravvissuto all’olocausto



La seconda guerra mondiale è piena di storie di persone perseguitate dal regime di Hitler. Molti di loro non ce l’hanno fatta, come Anne Frank, nata in Germania nel ’29 per poi fuggire ad Amsterdam con la famiglia, fino al suo tragico destino. Un’infanzia rubata e una vita terminata a 15 anni, recentemente rievocata in un documnetario dall’attrice Elen Mirren. Altri sono riusci sopravvivere, seppur segnati per sempre. Uno di questi è Freddy Siegfried Glatt, un uomo sopravvissuto all’olocausto.

La sua storia è simile a quella di Anne. Anche lui nato in Germania verso la fine degli anni ’20, si è trasferito, con la famiglia, dopo l’elezione di Hitler come cancelliere nel ’33. Inizialmente ha vissuto a Antwerp, cittadina del Belgio dove vivevano i suoi nonni. Con lo scoppiare della guerra, la città venne scelta dai nazisti come bersaglio per i bombardamenti. Dopo un breve periodo in Francia, Glatt arrivò a Bruxelles, dove assunse un falso nome fiammingo, Freddy Van Damme, che gli ha permesso di potersi definire oggi ‘un uomo sopravvissuto all’olocausto’. Teoricamente avrebbe dovuto girare con una stella di David al braccio per farsi riconoscere come ebreo, ma rifiutò.

A differenza di Anne, che morì in un campo di concentramento nel ’45, Glatt si salvò. Questa sorte, purtroppo, toccò ai suoi fratelli, morti in Polonia nel campo di Auschwitz-Birkenau, e ai suoi nonni, in un luogo ignoto.  Per salvarsi, Glatt si nascose in un orfanotrofio cattolico, fino alla fine dell’occupazione nazista nel ’44. A causa della crisi economica, Glatt e la famiglia lasciarono il Belgio per trasferirsi a Rio de Janeiro. All’epoca aveva 19 anni.

Oggi Freddy ha 90 anni e continua a vivere con la famiglia a Rio, che considera la sua nuova casa. Nel 2018 ha pubblicato il libro autobiografico They stole my childhood. Quest’anno, durante una cerimonia organizzata dall’ONU per il giorno della memoria, il sopravvissuto all’olocausto è stato celebrato. La giornata è stata anche l’occasione per presentare la mostra Some were neighbours: choice, human behaviour and the Holocaust che si focalizza sulle scelte delle persone comuni che hanno contribuito agli orrori della seconda guerra mondiale.






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