di Silvia Granziero

Celebrata dopo la morte, come spesso accade agli artisti ignorati in vita, Francesca Woodman è oggi largamente conosciuta e apprezzata per la maturità artistica dei suoi scatti, realizzati in gran parte durante l’adolescenza. Ma non è sempre stato così: la sua depressione, almeno in parte, era dovuta proprio al mancato riconoscimento del proprio lavoro. Forse perchè i temi delle sue opere precorrevano i tempi.

Francesca Woodman, Untitled, MacDowell Colony, Peterborough, New Hampshire, 1980 © George and Betty Woodman NB: No toning, cropping, enlarging, or overprinting with text allowed.
Francesca Woodman, Untitled, MacDowell Colony, Peterborough, New Hampshire, 1980
© George and Betty Woodman

Nata nel 1958 in una famiglia di artisti a Denver, in Colorado, e morta suicida a 22 anni nel 1981, Francesca Woodman è legata in un rapporto particolare all’Italia. Dopo aver vissuto un anno a Firenze, fin da bambina vi passò quasi tutte le estati con la famiglia – che acquistò una casa nella campagna toscana – e in seguito studiò, nel 1977-78, al Rhode Island School of Design a Roma. Proprio nel 1978 si tenne una personale di Woodman alla Libreria Maldoror di Roma, e, qualche mese dopo, vennero esposte le sue opere nella mostra collettiva “Cinque giovani artisti” alla Galleria Ugo Ferranti. E proprio a una delle estati italiane risale la prima delle fotografie esposte alla mostra, un autoritratto di Francesca tredicenne.

Proprio l’Olanda è stato il primo Paese europeo a dedicarle una retrospettiva, al Kunsthal Museum di Rotterdam nel 1998, e la mostra “Francesca Woodman. On being an angel” del Moderna Museet di Stoccolma organizzata da Anna Tellgren, è oggi al Foam di Amsterdam, riproposta dalla curatrice Kim Knoppers. La retrospettiva della giovane artista, con un totale di 102 scatti realizzati tra il 1972 e il 1981 – per lo più stampe alla gelatina d’argento in bianco e nero, oltre a una selezione dei suoi brevi filmati di influenza surrealista – è nata al Moderna Museet di Stoccolma, con l’organizzazione di Anna Tellgren.

Francesca Woodman, About Being My Model, Providence, Rhode Island, 1976 © George and Betty Woodman NB: No toning, cropping, enlarging, or overprinting with text allowed.
Francesca Woodman, About Being My Model, Providence, Rhode Island, 1976
© George and Betty Woodman

Una serie di opere di grande maturità e complessità, se si pensa alla giovane età dell’autrice, che comunicano un senso di claustrofobia e disagio. Di grande attualità i temi che l’arte di Woodman esplora: il corpo nel suo rapporto con lo spazio circostante è il focus dell’intera opera. Il proprio corpo, innanzitutto, e poi quello dei suoi modelli. Il corpo nudo, il corpo che si nasconde, il corpo in movimento che sfuma in una scia nelle esposizioni lunghe. L’opera della fotografa americana esplora l’identità, la sessualità, la corporalità, attraverso una nudità che provoca impressioni forti senza essere provocante. Per questi motivi, secondo la curatrice, la mostra è così importante in questo momento e Francesca Woodman merita di essere riscoperta.

 

“Francesca Woodman. On being an angel” è al Foam fino al 9 marzo.