Il fotografo olandese Thijs Broekkamp ha rischiato la vita per scattare alcune foto in Afghanistan: mostrano la vita di tutti i giorni  – allegri commercianti, bambini che giocano nelle moschee, pendolari persi nei propri pensieri – scene in netto contrasto con le immagini terrificanti raggiunte dai media.

Broekkamp insiste sul fatto che per gli occidentali sia “un viaggio quasi impossibile e molto pericoloso da fare da soli”, e nè lui nè la sua guida hanno detto niente a nessuno riguardo al loro itinerario – nemmeno alla polizia.

Le sue immagini sorprendenti, scattate lo scorso settembre durante un viaggio in Asia centrale, mostrano una serie di scenari: le strade affollate, i mercati movimentati di Kabul, la splendida Moschea Blu a Mazar-e-Sharif e una tradizionale fabbrica di mattonelle a Herat.

Thijs e la sua guida si son vestiti con abiti locali per mantenere un basso profilo, soggiornando in piccoli alberghi locali e mantenendo i propri movimenti nascosti.

Malgrado i rischi, Thijs voleva disperatamente visitare l’Afghanistan: “Volevo mostrare la vita che va ancora avanti e dare un volto alle persone dietro la guerra.

Il progetto si concentra sulla vita quotidiana, sconosciuta alla maggior parte di noi. Volevo avvicinarmi al paese da un lato positivo.”

Lo ha sorpreso vedere come la vita quotidiana procedesse normalmente, nonostante la guerra: “Non sono mai stato in un paese in questo tipo di situazione prima, ma in una zona di guerra mi aspettavo che fosse tutto rovine e desolazione. Ma la vita semplicemente continua. Le persone vanno al lavoro, cercano di tirare avanti e non di trastullarsi, deprimersi e lamentarsi tutto il giorno.

Le foto che si vedono nei media sono quasi esclusivamente sulla guerra e sul terrorismo, quindi è difficile immaginare qualcos’altro.

Inoltre mi ha sorpreso  il fatto che un bel po’ di persone riuscissero a formulare alcune frasi in inglese, e meglio di tutti gli altri paese dell’Asia Centrale in cui sono stato.

La generazione più giovane spesso si avvicinava a noi nelle strade, mi chiedeva da dove venissi e quale fosse il mio nome. Alcuni erano contenti di poter esercitare il proprio inglese ed erano estremamente interessati e curiosi. Erano molto contenti che fossi venuto in visita per vedere ed imparare qualcosa del loro paese. La maggior parte degli occidentali che incontrano sono militari o diplomatici, in visita per ragioni politiche.

Mi è piaciuto molto visitare le moschee come la Moschea Blu a Mazar-e-Sharif e i bazar, come il mercato degli uccelli di Kabul. Sembrano luoghi lontani dai tumulti della guerra. Lì sentivo di osservare veramente come potesse essere la vita normale senza la guerra”.

Una delle sue foto preferite è quella di una madre che porta con sé il figlio alla Moschea Blu: “Si tratta di una foto innocente e pacifica, rafforzata dai toni luminosi e dai colori intensi. Non c’è guerra lì. Il bimbo dorme, apparentemente spensierato.

Da sfondo l’incredibile architettura della moschea e una donna che cammina senza il burqa. Cammina nella luce, nel sole, una metafora, si spera, per tempi futuri migliori.”

Escluso questo caso, Thijs ammette che davvero poche delle sue foto comprendono le donne: “Vedrete che quasi non ci sono donne nelle fotografie. Non è che non esistano o non vivano lì, ma generalmente non vogliono essere fotografate, specialmente da uomini. So di colleghe che hanno scattato delle splendide fotografie di donne afghane, dopo aver trascorso molto tempo ad avvicinarsi a loro.

La mia idea è quella di migliorare l’idea che abbiamo dell’Afghanistan come di un paese di cavernicoli assetati di guerra, e tutti terroristi. Questo è solo un inizio, qualcosa da cui partire per migliorare quella visione.

È facile sottolineare immediatamente che tutto è sbagliato all’interno del paese, specialmente quando lo si mette a confronto con il mondo occidentale in cui viviamo.

Questo non è il punto del mio progetto e non è nemmeno d’aiuto.

Non è giusto paragonarli, e bisogna avere rispetto del fatto che si tratti di una cultura completamente diversa, dove hanno fermato tutti i progressi e si sono fatti molti passi indietro dal 1979 fino ad oggi.

Trovo un po’ irrispettoso saltare immediatamente alle conclusioni ed etichettare queste società come arretrate. Alcune persone in Occidente fanno presto a considerare i nostri valori come i migliori e a giudicare ogni società che non vive secondo quest’ultimi.

Puoi non essere d’accordo con tutto ciò che comprende la loro cultura. Cominciamo però dal riconoscere e prendere atto delle bellissime cose che offre il paese. Del fatto che ci siano sorrisi da poter scovare. E partiamo da lì.”

Le immagini scattate da Thijs in Afghanistan sono state allestite per un’esposizione a Parigi.

Sta anche lavorando per la nascita di una fondazione olandese che supporti l’Afghan Mobile Mini Circus. Si tratta di un ente che aiuta i bambini afghani ad affrontare il trauma della guerra attraverso le arti.

Thijs spera di poter tornare in Afghanistan molto presto: “Gli Afghani sono un popolo orgoglioso e forte, che ha sofferto immensamente in mezzo agli estremismi religiosi e alle forze straniere in funzione nel loro paese. Meritano anche loro una chance per la pace e per riconnettersi al mondo.”