The Netherlands, an outsider's view.

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PHOTOGRAPHY

Fotografia, ecologia e alchimia: Arja Hop e Peter Svenson esposti ad Amsterdam



Dal 7 Dicembre 2019 all’8 Marzo 2020, l’Huis Marseille di Amsterdam ospiterà l’arte ibrida e innovativa del duo artistico costituito da Arja Hop e Peter Svenson in una mostra chiamata Florachromes: a story of 4 rivers.

Considerati come elementi naturali allegorici di identità, storia e luogo, l’esibizione attribuisce ai fiumi Amstel, Waal, Whangami e Tamaki il ruolo di connettori tra le varie opere d’arte.

Gli artisti si sono dedicati alla raccolta di foglie, di fiori, di frutti e di altri residui naturali trovati lungo le sponde dei fiumi al fine di estrarne i pigmenti per la creazione delle opere.

Inoltre, i due hanno immortalato gli ambienti con delle foto analogiche la cui varietà di tecniche di stampa e di presentazione dipende proprio dall’ambiente preso in esame. La loro collaborazione è speciale proprio per la capacità di sfruttare tecniche e materiali diversi, coniugando gli ambiti della fotografia, dell’alchimia e dell’ecologia.

Arjai Hop, laureata in pittura all’Accademia di Breda e studentessa di filosofia all’università di Amsterdam, incanala nel processo di creazione le idee di Wittgenstein sul colore e quelle di Heidegger sul paesaggio come testimone di ciò che in esso accade;

Peter Svenson, laureato in tecniche fotografiche a Wellington e studioso di fisica ad Auckland (Nuova Zelanda), si dedica alla sperimentazione di soggetti e tecniche fotografiche. I due lavorano insieme da anni accostando i rispettivi background culturali ed artistici e all’esibizione dell’Huis Marseille è presentato anche uno dei loro progetti di più lunga gestazione, il Residue Amsterdam.

Già iniziato nel 2013 da Hop, il progetto viene condiviso con Stevenson dal 2015 in poi e mira ad innovare contenuti e tecniche artistiche attraverso una ricerca intensiva sui pigmenti delle piante usati in dipinti, acquerelli e fotografie analogiche. La collaborazione porta alla creazione di un metodo per la trasformazione degli scarti delle piante in stampe fotografiche analogiche. I colori vengono presentati in una sorta di schede campione che evidenziano le gradazioni dei toni di colore. Così, ogni foto può raccontare la “storia biocromatica” della pianta ma anche la sua posizione, dal momento che, pare, l’intensità del colore di una pianta è legato alle sue condizioni di vita.

Perché tutto questo interesse per le piante? Secondo i due, le piante e, in particolare, gli alberi sono “safeguards of humankind. Mostrare la bellezza e la resilienza della natura, la sua capacità di adattamento ai cambiamenti climatici deve essere un monito a non darla mia per scontata. Anzi, è sempre più necessario riflettere sulla sua importanza, soprattutto quando si vive in città. Questo è l’obiettivo della creazione di Hop e Stevenson che, tuttavia, amano definire il loro lavoro piuttosto come una scoperta.






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