Il negoziatore Tjeenk Willink, nominato in settimana per cercare di sbloccare l’impasse che da oltre 80 giorni tiene bloccata la politica olandese ha iniziato il suo lavoro ripartendo dall’unica combinazione di maggioranza possibile: CDA, VVD, D66 e Groenlinks. La domanda è se Rutte e Buma saranno disposti a compromessi sui rifugiati.
Diciotto giorni dopo che il leader GroenLinks Jesse Klaver ha lasciato il tavolo dei negoziati, esiste una possibilità che i Verdi tornino a trattatare per entrare in una coalizione con il centro-destra. L’alternativa principale, il Christen Unie come quarto partito, nel frattempo si è allontanata.

Tjeenk Willink ha riempito le sua prime due giornate da informatore con colloqui dettagliati con Rutte (VVD), Buma (CDA), Pechtold (D66), Segers (Unione Cristiana) e con Jesse Klaver (GroenLinks).

Il quotidiano di Amsterdam, sottolinea tuttavia le difficoltà del caso: il silenzio stampa durato settimane non ha consentito, oltre alle informazioni comunicate dagli stessi leader di capire -con precisione- cosa sia andato storto. La questione dei rifugiati e quella climatica, la distanza enorme tra i partiti su questi temi, e disappunto tra i leader dei partiti, sono comunque evidenti dice il Volkskrant.

Secondo Mark Rutte, citato dal quotidiano, non esistono molte chance di riavviare i colloqui per la coalizione a quattro partiti con il Groenlinks. Jesse Klaver, invece, non si è tirato subito fuori e ha accettato di tornare a negoziare. La questione rifugiati, tuttavia, rimane uno scoglio difficile da superare.

Nessuna delle parti sembra disposta a cedere sulla questione: per la destra, giro di vite netto e deciso sull’immigrazione, per i Verdi l’accoglienza dei richiedenti asilo che fuggono da paesi in guerra non è in discussione. VVD e CDA puntano, invece, a rendere “un incubo” la prospettiva di asilo in Europa.