Il Groenlinks, la sinistra rosso-verde da settimane a colloquio per entrare in un governo di centro-destra ha lasciato, per la seconda volta, il tavolo delle discussioni. Nulla da fare, la distanza con gli altri partiti è troppa e non c’è modo di colmare il gap, soprattutto per le politiche sui rifugiati.

Dopo settimane di trattative ed un primo abbandono del tavolo da parte di Jesse Klaver, il leader del partito, dieci giorni fa un nuovo negoziatore -Tjeenk Willink, noto per le sue abilità “diplomatiche”- aveva cercato di ricucire lo strappo, riportando i 4 partiti a discutere. Il governo auspicato, l’unica combinazione possibile, sarebbe stata VVD (destra liberale), CDA (cristiano democratici), D66 (liberali di sinistra) e il Groenlinks. Ma le distanze su politiche ambientali e rifugiati, hanno reso impossibile qualunque compromesso.

La destra e i cristiani sono stati inamovibili sui richiedenti asilo: reimpatrio dei migranti, nei paesi africani di provenienza, sul modello di quelli sottoscritti con la Turchia. Quindi, de facto, una sospensione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Sul tema, nonostante il Groenlinks fosse possibilista a proposito del reimpatrio di migranti “economici” non c’era margine per gli altri, ossia per coloro che provengono da scenari di guerra.

Nulla di fatto, quindi, e ad oltre 90 giorni dalle elezioni le possibilità di un governo di maggioranza si assottigliano.

Questo secondo tentativo, inoltre, ha compromesso le relazioni tra i tre partiti e i verdi. Duro il negoziatore Willink: “Si trattava di un punto marginale, incomprensibile l’ostinazione di Klaver”.

Jesse Klaver, ha affidato il commento ad un post su FaceBook: “Non cediamo sulla tutela a chi scappa dalla guerra”