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“Formaggio olandese”: un racconto sui sogni e fallimenti della mentalità borghese

CoverPic | Author: Quistnix | Source: Wikipedia | License: CC 2.5

di Adalia Longo

“Più di al­tri libri questo è un frammento della mia vita, l’espressione del ribrezzo che provo per la pubbli­cità e il commercio. Poiché la pubblicità è un ar­gomento troppo astratto per scriverci sopra, ho scelto il formaggio. Esso ha una forma, un colore, un odore, una puzza qualche volta. Avrei potuto scegliere anche il pesce”.

Frans Laarmans è l’alter ego di Willem Elsschot, nome in arte di Alfons Jozef de Ridder (1882-1960), im­prenditore e scrittore di Anversa, autore di Villa des Roses, Il Raggiro, Fuoco fatuo e il racconto Formaggio olandese (Kaas), tradotto in italiano da Giorgio Faggin per Iperborea.

All’inizio del racconto del “Kafka o Svevo fiammingo” (si parva licet) ci si sente decontestualizzati, confusi. Sembra quasi che non si riesca a seguire un filo logico. Si legge una pagina ma poi si torna indietro per vedere se si sia saltato qualcosa.

Di cosa racconta Formaggio olandese?

Frans Laarmans ha una moglie e due figli. Lavora come impiegato alla General Marine and Shipbuilding Company di Anversa. Incontra, durante il funerale di sua madre, il signor Van Schoonbeke, il quale gli offre la possibilità di cambiare vita facendolo diventare “rappresentante ufficiale per il Belgio e il Granducato del Lussemburgo” di una ditta olandese che si occupa di formaggi.

Laarmans decide quindi di non lasciarsi scappare l’occasione. Ottiene un congedo per malattia nervosa, così da cadere sul morbido nel caso in cui i suoi affari non fossero andati come previsto, tornando dunque a lavorare come impiegato.

Il formaggio viene spedito ad Anversa e stoccato in speciali magazzini. Laarmans inizia a immaginarsi imprenditore. Ma in realtà si perde in inutili dettagli. Va alla ricerca di una scrivania e una macchina da scrivere. E di preziosi avanti commerciali che possano occuparsi del suo Edam extra grasso. Ma il formaggio rimane lì  invenduto. Gli affari non decollano. L’odore sgradevole del Kaas inizia ad invadere la vita del protagonista. Laarmans continua imperterrito a lavorare, ma sembra quasi che le minuzie siano più importanti della vendita stessa del formaggio.

E l’odore di formaggio rimane lì a ricordargli il suo fallimento.

La sua avventura con la vendita all’ingrosso del formaggio, la sua possibilità di cambiare vita ed essere finalmente qualcuno nei salotti bene di Anversa si arena. Laarmans capisce che forse sia meglio tornare alla mesta vita da impiegato nella ditta di Anversa da cui era partito.

Formaggio olandese è stato pubblicato nel 1933, dieci anni dopo il romanzo Lijmen (Il raggiro, 1924), dove compare per la prima volta il personaggio dell’impiegato Laarmans.

Lijmen è un romanzo particolare: a differenza di gran parte della letteratura degli anni ’20 non intende descrivere la situazione del proletariato urbano o la decadenza borghese. Al contrario, va al cuore dell’ambigua mentalità mercantile fiamminga, descrivendola con distaccato umorismo. Anche se i dialoghi e le situazioni sono di fantasia, l’esperienza commerciale del suo autore fa sembrare il testo così verosimile da essere letto ancora oggi negli istituti tecnici in tutti i Paesi Bassi.

Kaas, molto più asciutto nello stile, è un racconto tragicomico che fa sentire responsabile il lettore delle sorti di Frans Laarmans: lo si vuole proteggere, gli si vuole far cambiare idea. Sembra quasi di incontrare un amico, vivere con lui la sua avventura, la sua crisi di mezza età per poi finire a cena una sera…ma senza formaggio!