di Cecilia Terenzoni

 

Chi si è imbattuto nell’insegna con la scritta “No Sex” che fa bella mostra di sè sopra una schiera di vetrine nel Red Light District di Amsterdam? No, non è uno scherzo o una domanda a trabocchetto: un ex bordello  nel cuore del quartiere a luci rosse, di recente convertito in uno spazio creativo che ospita, tra gli altri, due record shops e una web Radio.

Presso Vodou Vintage Records, un negozio di dischi specializzato in usato e rarities (ci siamo occupati di loro in questo servizio ) . Non è raro trovare dietro il bancone Kees, in arte “Iceburner”, un fotografo di Amsterdam, “obiettivo storico” dalla fine degli anni ’80, per i due locali più noti della città: Paradiso e Melkweg.

La sua è la preziosa testimonianza di chi ha vissuto in prima linea gli anni in cui la capitale era la patria europea delle controculture e che guarda oggi, con sguardo malinconico, alla capitale che fu, un tempo nota come “The Magic Centre”.

Amsterdam è stata a lungo un laboratorio sociale unico, di rispetto delle libertà individuali e di contestazione della società capitalistica: dai provos negli anni ’60, agli hippy degli anni ’70, ai punk degli anni ’80.

Il Paradiso e il Melkweg sorgono vicino a Leidseplein, ora uno dei centri della vita notturna e del turismo della capitale olandese. Kees ci ha raccontato, attraverso i suoi scatti e i suoi aneddoti su questi spazi sociali, gli anni ’70 e ’80