Sono iniziati i colloqui tra i Paesi Bassi e l’Iraq per ottenere il rimpatrio di 10 donne e i loro figli, famiglie di foreign fighters, detenuti nei campi profughi curdi dopo aver preso parte alla guerra civile in Siria.

Il governo olandese sta cercando di organizzare il trasferimento delle donne al consolato olandese nella città irachena di Erbil, senza che vengano processate in Iraq, dove potrebbero essere condannate a morte.

La politica del ministero degli esteri è di non offrire alcuna assistenza ai veterani di guerra siriani che vogliono tornare nei Paesi Bassi. Tuttavia, il tribunale distrettuale di Rotterdam ha ordinato l’estradizione di cinque donne che sono state processate per presunta appartenenza a un’organizzazione terroristica.

L’avvocato André Seebregts, che rappresenta un certo numero di donne, ha dichiarato al giornale AD che le trattative sono in corso, mentre un portavoce del ministero della giustizia avrebbe solo detto che si stanno esplorando modi per attuare la decisione della corte di Rotterdam.

“Il nostro punto di partenza è che non manderemo cittadini olandesi in luoghi in cui non sono sicuri”, ha affermato il portavoce. Le autorità curde che si occupano dei campi affermano di non voler più detenere donne e bambini, perchè non saranno previsti processi per loro.

 Se le donne tornassero in Olanda, verrebbero arrestate in attesa di ulteriori procedimenti giudiziari. I loro figli dovranno essere accolti da familiari o affidati ai servizi sociali. Secondo Seebregts, le condizioni nei campi non erano adatte alle famiglie, specialmente ai bambini piccoli. “L’igiene lascia molto a desiderare. Molte di loro si ammalano e non ci sono medicine o strutture mediche adeguate. “