di Mara Noto

Nell’immaginario collettivo, Rotterdam è sinonimo di Feyenoord, di Gabber o di tonnellate di cocaina che entrano attraverso il suo porto, il più grande d’Europa. Ma chi ragiona sulla vera essenza di questa strana città? Tra un edificio quadrato, uno rotondo e un altro obliquo incontri fauna metropolitana di mezzo mondo: mangi da un surinamese, saluti un turco, siedi accanto, sui mezzi, ad uno spagnolo o a un greco. E poco distante da Centraal Station, di recente tirata a lucido, ti sfuggirà -ma non è colpa tua- quell’anonima porta blu dietro la quale c’è la sintesi di quanto scritto sopra.

Dietro la porta c’è Matrix e la sua storia è vecchia (quasi) quanto gli edifici della città: nato nel 1966, come sala concerti dedicata ai giovani adepti della Rooms Katholiek (Chiesa cattolica) questo spazio poco più che cinquant’enne ha già vissuto diverse vite.

Prima è diventato laico, poi, dagli anni 90’, scossi dall’euforia del momento, il venerdi si ballava salsa, mentre gli altri giorni si andava a ritmo di ritmi africani. Con il cambio del nome in Wereld Music Centrum Matrix, è entrato l’attuale direttore artistico, Yaşar Şaka, nato nell’entroterra turco ma Rotterdammer d’adozione. Dal 2016 Matrix, sotto la direzione artistica di Yaşar, organizza regolarmente concerti di musica popolare e classica, vagabondando spiritualmente tra le terre dell’Anatolia, passando per l’India e poi per l’Andalusia.

Yaşar ha puntato tutto sull’impianto e sugli strumenti di alta qualità per la produzione di video. “Facciamo qualcosa che nessun altro posto a Rotterdam fa. Non sempre riusciamo a pagare equamente gli artisti, però cerchiamo almeno di compensarli con un’ottima produzione video” afferma egli stesso. Produttore musicale di professione, nel tempo libero si dedica interamente a Matrix e ai suoi ex-studenti del conservatorio di Rotterdam, ai quali riserva sempre un posto speciale nella programmazione.

“Lavoro con due videocamere. Cerco di curare il dettaglio, per me è fondamentale presentare una scena pulita: cavi, auricolari e quant’altro non devono essere visibili, l’attenzione deve essere sugli artisti, i loro strumenti e le loro voci” racconta a 31mag.

Matrix ha creato un concept tutto suo grazie al passaparola e al networking. “Basta che gli scrivi un messaggio su Facebook, mandandogli una registrazione di un tuo pezzo e se lo convinci ti organizza la serata, nessuno ha più quest’approccio, è bellissimo senza ombra di dubbio” racconta Massimiliano, studente del conservatorio e membro del gruppo Amazonon, una band che fonde musica brasiliana, con antiche canzoni armene ed arabe. “Oltre ad offrire un palcoscenico per noi studenti del conservatorio, qua si concretizza veramente l’incontro delle varie culture. A Rotterdam, tra l’altro, devo la scoperta della musica che suono oggi”.

Ma se da una parte tanti sono gli affezionati sostenitori di Matrix, lo stesso non si può dire del RRKC – l’organo consultivo per l’arte e la cultura del comune di Rotterdam, poco convinto dall’offerta dello spazio: per il piano quadriennale 2021-2024 l’autorità che si occupa di assegnare i fondi comunali per la cultura, ha deciso di non includere Matrix.

Le motivazioni? Stando a documenti dello stesso organo, mancherebbero allo spazio  “diversità culturale e prospettive di profitto”. Ma Yasar non si è perso d’animo: la rabbia e la delusione per il mancato riconoscimento lo hanno spinto a lanciare una petizione, per convincere il comune di Rotterdam a sposare la sua causa. E, magari, a far cambiare idea al RRKC.

Come spesso accade, le realtà culturali più piccole e no profit, orientate dalla mera passione di portare un pò di musica in una città troppo spessa grigia,  vengono bloccate dalla burocrazia. E se i soldi non dovessero arrivare? Yasar non si scompone: andremo avanti in ogni caso. D’altronde, a Matrix, si può al massimo imputare “eccesso di multiculturalismo”.