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CULTURE

Foam. Back to the Future, the 19th Century in the 21st Century: le istantanee di due epoche dialogano

I contemporanei vengono ispirati da questi anni pionieristici in cui la fotografia si declinava in diverse discipline: astronomia, medicina, archeologia

di Serena Gandolfi

 

Istantanee di due epoche, del 19°e  del 21° secolo a colloquio in uno scambio ricco di innovazione. Questo è  Back to the Future, the 19th Century in the 21st Century sarà in esposizione alla FOAM, Museo della Fotografia di Keizersgrach 609, fino al 28 marzo.

La mostra si presenta come un’interessante combinazione tra fotografia ottocentesca e contemporanea. Più di venticinque fotografi ed artisti eclettici, selezionati da entrambi secoli, abitano le sale della galleria mostrando quanto possa esserci in comune tra i due periodi.

I contemporanei vengono ispirati da questi anni pionieristici in cui la fotografia si declinava in diverse discipline: astronomia, medicina, archeologia, ampliandone gli orizzonti. Non era ancora una forma espressiva, ma un esercizio pratico, uno strumento da mettere alla prova con processi e tecniche per raggiungere risultati sempre diversi. L’aria sperimentale è quella che si respira anche nei lavori dei fotografi attuali che tentano di reinterpretare e ampliare i metodi originari. Luce, camere oscure, ed effetti chimici vengono riutilizzati in una nuova chiave.

È il caso dei lavori di Spiros Handjidjanos, artista inglese contemporanaeo le cui piante stampate in 3D e i lavori in fibra al carbonio, ricordano gli studi botanici del 19°sec. Così come l’interesse per l’archeologia, visibile tanto negli scatti di oggetti antichi fatte da Stephen Thompson nel 1872, ma rintracciabile anche nelle immagini di utensili Chimù scattate da Simon Van Til tra il 2017 e 2018. Le prime avevano un intento educativo, le altre miravano a cogliere l’aspetto più concettuale degli oggetti rappresentati. Tecniche e discipline che si fondono e comunicano. Una mescolanza evidenziata anche nei lavori di Thomas Hauser, artista francese contemporaneo, intento ad esplorare il concetto di tempo attraverso l’accostamento tra vecchi ritratti di famiglia e materiali antichi. Un parallelismo che sfida i concetti stessi di memoria e futuro.

Spiros Handjidjanos, Centaurea Kotschyana 2015

Innovazioni, processi e tecnologie hanno permesso nel tempo alla fotografia di trasformarsi da mera riproduzione della realtà, a forma espressiva capace di cogliere anche l’invisibile, il concettuale. Un risultato possibile solo grazie alla continua sperimentazione e al superamento degli standard.

L’esibizione Back to the Future sarà accolta nelle sale del Foam fino a fine mese, in collaborazione con il C/O di Berlino. Tra gli artisti: Anna Atkins (GB), Sylvia Ballhause (DE), Karl Blossfeldt (DE), Bownik (PL), Matthew Brandt (US), Alfred Brothers (GB), Henry Frères (FR), S.W. Burham (US), William England (SCT), Sam Falls (US), Spiros Hadjidjanos (GR), Thomas Hauser (FR), Nicolai Howalt (DK), Adam Jeppesen (DK), Thomas Mailaender (FR), James Nasmyth (SCT), Taiyo Onorato & Nico Krebs (CH), Johan Österholm (CH), Jaya Pelupessy & Felix van Dam (NL), Warren de la Rue (GB), Lewis M. Rutherford (US), Stephen Thompson (GB), Simon van Til (NL) .


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