The Netherlands, an outsider's view.

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PORTRAIT

Flowerbikeman, il Pollicino fricchettone di Amsterdam e le sue bici fiorite

di Chiara Canale

photo: Chiara Canale

Centro di Amsterdam, due passi dal Rijksmuseum. Due ragazze tirano fuori i loro telefoni, pronte a scattare qualche foto delle biciclette appoggiate al parapetto di un ponte. Improvvisamente si bloccano. Incuriosite, lasciano libero il passaggio sul marciapiede. “Fate pure con comodo”, dice Warren, 49 anni, barba e capelli lunghi, mani sporche di vernice. Si avvicina a una bici, fissa un ramo fiorito al telaio, raddrizza la farfalla che svolazza sul manubrio. “Ci vorrebbe un po’ di glitter sulle ali”.

Le 12 biciclette sul ponte hanno tutte la stessa firma: Flowerbikeman. È così che si fa chiamare Warren Gregory, l’uomo che realizza opere d’arte a due ruote per la città. Sono tutte diverse: ce n’è una piena di girasoli, un’altra ricoperta di erba sintetica, un’altra ancora tappezzata di orologi. “Mi piace quando la gente le vede e sorride”, dice, “il sorriso è contagioso”.

Warren viene da Tarpon Springs, Florida. Negli Stati Uniti era direttore di un supermercato. Si è trasferito ad Amsterdam per la prima volta nel 2004, insieme alla moglie. Ama la lentezza e la signorina dalle foglie a sette punte.  Che cos’ha Amsterdam di così bello? “The lifestyle!”

Dal 2004 sono successe molte cose nella sua vita: la scoperta della grave epilessia della moglie Michelle (42), il ritorno negli Stati Uniti e, infine, il trasferimento definitivo ad Amsterdam due anni fa. Ora la coppia abita in una piccola barca nel Nord della città. “Guarda, 20 anni!”, dice Warren, mostrando con orgoglio la fede al dito. Insieme ai due vive anche un gatto, che si chiama Lucifer Sam, come il pezzo dei Pink Floyd, che per Warren sono uno stile di vita.

Warren è un artista, ma non ha un atelier, o meglio, la città è il suo atelier. Porta con sé fiori finti, forbici, vernice. I passanti, quando lo vedono al lavoro, gli fanno i complimenti. Su ogni bici c’è un vaso con una piantina vera. “Invece sui fiori finti metto dello zucchero per attirare le api”, spiega. A volte, mentre pedala, gli si avvicinano delle farfalle. “Se non le vedi, rallenta!”, dice.

Il rimorchio della sua bici non trasporta solo il materiale per le sue creazioni. In questo periodo, infatti, alcuni amici gli donano spesso beni di prima necessità (e birre). Lui li distribuisce ai senzatetto che non hanno accesso al banco alimentare. “È gente che si accontenta di ciò che gli altri non vogliono”, dice. Ma ora in città c’è meno spreco perché tanti locali sono chiusi e il turismo è diminuito a causa del coronavirus. Molti senzatetto, per questo, hanno bisogno di sostegno.

La sua arte è nata per la moglie 16 anni fa. Michelle aveva perso la bicicletta in mezzo alla giungla di manubri e ruote alla Stazione Centrale di Amsterdam. Una volta ritrovata, Warren l’ha riempita di girasoli perché la donna potesse riconoscerla più facilmente. A causa dell’epilessia, Michelle ha dei vuoti di memoria. Per indicarle la via di casa e metterla a suo agio in ambienti nuovi, Warren ha cominciato a decorare biciclette e a lasciarle per le strade. Un Pollicino fricchettone.

Non tutti apprezzano la sua arte. A volte i vandali danneggiano le sue opere. “Questo è già il quarto unicorno, l’hanno strappato via diverse volte”, spiega, indicando con le forbici un manubrio dalla testa cavallina. Quelli a cui non piacciono le sue bici sono spesso gli stessi che non sopportano i turisti. Gli gridano: “Questa non è la vera Amsterdam!”

Warren non si spiega quell’aggressività, ma capisce che il turismo di massa possa essere fastidioso. Ha messo le biciclette sul ponte davanti al Rijksmuseum quando è iniziato il lockdown. “Appena torneranno i turisti in città, le sposterò da qualche altra parte”, dice, “qui sarebbero d’intralcio”. Le sue opere sono itineranti e portano energia positiva dove serve, spiega Warren. “Le bici e i fiori possono salvare il mondo”, si legge sul suo profilo Instagram.

Il suo sogno è quello di trasferirsi fuori Amsterdam con la moglie, sulla loro barchetta, ma con un giardino. “A quel punto le biciclette spariranno”, dice. Questo capitolo artistico della sua vita si chiuderà. “Saremo solo Michelle e io”.

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