L’evento avrebbe dovuto attirare più di due milioni di visitatori ad Almere, ma invece si è trasformato in una debacle finanziaria per il comune. La scorsa settimana  le persone hanno potuto visitare per l’ultima volta la Floriade di Almere, la mostra mondiale della floricoltura che dopo mesi di polemiche e un disastro finanziario, ha chiuso battenti.

La settimana prima della chiusura, il consiglio comunale di Almere ha assitito ad un’altra battuta d’arresto finanziaria: la perdita prevista è stata stimata in ulteriori 6,6 milioni di euro, come hanno mostrato i documenti del consiglio. Il comune ha anche adeguato per l’ennesima volta al ribasso il numero di visitatori stimato.

“Come organizzazione, siamo in pareggio con 2,8 milioni di visitatori. Ma ci aspettiamo due milioni”. Con queste parole, il direttore Hans Bakker aveva annunciato l’inaugurazione a De Telegraaf lo scorso aprile.  A causa della crisi Covid, molti sponsor si erano ritirati, il che significava che il comune di Almere ha dovuto iniettare denaro pubblico per sostenere la fiera.

Alla fine, con i soldi messi dal comune quattro settimane prima della chiusura, i costi ammontavano a 85 milioni di euro, ossia otto volte più di quanto inizialmente pensato; alla chiusura, questo numero è stato di gran lunga superiore e gli appena 600mila visitatori si sono mostrati essere lontanissimi dai quasi 3 milioni stimati.

Sebbene l’organizzazione abbia ancora ipotizzato “solo” 33,8 milioni di euro di costi aggiuntivi, alla fine del mese scorso, tuttavia, l’entusiasmo è improvvisamente cresciuto. Ma non per la mostra, a dire il vero, ma in quanto era possibile accaparrarsi gratis le piante esposte.

E poi è arrivato il colpo di grazia la scorsa settimana: un altro nuovo cartellino dei costi. La perdita totale per Almere si avvicina ora ai 100 milioni di euro. Ma potrebbero essere molti altri.