The Netherlands, an outsider's view.

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RIGHTS

“Flextensie è schiavitù, costretti a lavorare con ‘voucher’ per 2,5e l’ora”. Protesta di disoccupati in bijstand

L'associazione no profit trattiene metà della paga oraria, il comune il resto. Ma i lavoratori non hanno contratti o garanzie

Plausi e polemiche: il mediatore Flextensie, un’agenzia “no profit” che media tra disoccupati in sussidio e comuni, divide la politica. Di cosa si tratta? Come spiega il quotidiano Trouw, Flextensie -un’impresa senza fine di lucro- da quando ha sottoscritto un accordo con il ministero del lavoro si occupa di mediare tra aziende e disoccupati per impiegare questi ultimi come “lavoratori intermittenti”.

Per legge, chi percepisce il sussidio “bijstand” non è tenuto a lavorare ma i comuni possono disporre diversamente. Flextensie, al contrario, offre alcune opportunità ‘intermittenti’ che, dice il sito, servono ad aumentare le chance del disoccupato di rientrare nel mercato del lavoro e quelle del datore di riempire posizioni non permanenti sulla base della necessità del momento.

La paga oraria, 12 euro l’ora, sarà poi divisa tra il comune -che in questa maniera può ridurre i fondi per i disoccupati- e Flextensie che assicura sul suo sito, “non intasca ma reinveste gli utili”. E al lavoratore? Rimangono in tasca appena 2 euro e 50 perchè -di fatto- la municipalità continua ad erogare il sussidio. Il programma, tiene a precisare l’organizzazione, è esclusivamente su base volontaria.

I sindacati, però, sono sul piede di guerra: la “parcellizzazione” del lavoro rischia di creare un esercito di schiavi senza diritti che andranno a rimpiazzare i contrattualizzati, dei quali, le aziende potranno sbarazzarsi approfittando della concorrenza tra disoccupati per poter guadagnare qualche euro in più. I settori nei quali opera l’associazione, sono pulizie, ristorazione e logistica. Quali benefici, per lavori generici, possa produrre “la prossimità tra una persona in cerca di lavoro e un datore” -come scrive Flextensie sul suo sito- non è dato sapere.

Il fondatore di questa organizzazione, Guus Bundle, dice al Trouw che tutti, in questo modo, sono felici. E critica i dubbi sollevati dalla politica: l’attività è volontaria e i lavoratori a chiamata sono soddisfatti. Secondo il fondatore, nei comuni che hanno sottoscritto l’accordo, sarebbero già il 25% in meno i sussidi erogati grazie alle prestazioni lavorative.

Ma non tutti ci stanno: le critiche, nei 50 comuni che partecipano all’iniziativa, sono molte. “E’ lavoro forzato”, dice un gruppo di Groningen al Trouw, “siamo tenuti a lavorare quasi senza paga, nessun lavoro, nessun contratto collettivo e nessuna garanzia” e chiamano altri beneficiari del bijstand a non lavorare ‘per la Flextensie-sfruttatrice’.

La società tiene a precisare che questa opportunità è “volontaria”; in realtà, la legge dà ai comuni la possibilità di obbligare i beneficiari del sussidio a contribuire lavorativamente. Flextensie, risponde a Trouw di non voler entrare nella questione dei rapporti tra i il comune e i disoccupati, quindi -che si tratti di opportunità del tutto volontarie- non è proprio vero.