di Nicolò di Bernardo

 

Sfrecciano nelle piccole e grandi città d’Olanda a bordo delle loro bici, sigillati in tenute sgargianti che li riparano dal freddo e dalla pioggia. Spesso li si vede per poco più di un secondo, giusto il tempo di leggere sullo zaino il nome della compagnia per cui lavorano; quelli a cui non sappiamo mai quanto dare di mancia quando si presentano davanti alla nostra porta e magari si sono fatti aspettare un po’ troppo: i riders di Deliveroo, Foodora, Uber e Thuisbezorgd, ormai presenze fisse sulle strade delle città olandesi, sono ora al centro di un’aspra disputa con l’app che li vorrebbe liberi professionisti.

A partire da febbraio 2018, infatti, nessun contratto con i corrieri del cibo (in bicicletta) verrà più rinnovato e gli oltre 2.000 lavoratori diventeranno freelance. La compagnia di food delivery ha deciso di cambiare il proprio business plan e passare al modello ZZP, ossia lavoratore autonomo, creando un precedente che rischia di essere emulato dalle società rivali della gig economy.

Quello del rider è un lavoro flessibile o solo un’altra forma di sfruttamento legalizzato? Stando all’azienda il nuovo modello sarebbe stato concepito con le migliori intenzioni. In un comunicato stampa si legge: “La platform economy richiede di dare maggiore flessibilità per i riders, che volessero lavorare quando è loro più comodo. Nel frattempo, Deliveroo deve rispettare la grande domanda di consegne delle ore di punta. Il modello ZZP è il modo migliore per poter garantire entrambe le cose”.

Finte partite IVA

Ma la realtà sembra essere ben più complicata. Oscar Weimar, accademico presso la University of Melbourne, ha studiato il fenomeno dei lavoratori della Gig Economy ad Amsterdam; secondo lui il nuovo modello offre numerosi vantaggi economici all’ormai ex datore di lavoro Deliveroo. “Si tratta di una forma di ottimizzazione dei guadagni; trasformandosi in semplice ponte tra il cliente e il lavoratore, cioè tra i singoli ristoratori e i fattorini che offrono un servizio, la compagnia rinuncia a una lunga serie di costi e responsabilità che alla fine ricadono proprio sui fattorini. Deliveroo non pagherà più i riders all’ora come era previsto dall’assunzione a contratto, ma pagherà per singole consegne. Questo permette alla società di spendere soltanto per entrate sicure invece che tenere un fattorino a disposizione col rischio che in un’ora effettui una sola consegna”, spiega.

Ma i vantaggi economici per la compagnia non finiscono qui. Nel nuovo modello ciascun rider pagherà di tasca propria l’attrezzatura, qualsiasi forma di assicurazione e di contributo pensione, e dovrà persino aprire una partita Iva per pagare le tasse su quello che guadagna. Stando a Weimar “quella offerta dalla Gig economy è chiaramente una forma di lavoro precario, eppure non tutti percepiscono questo modello come sfruttamento. Alcuni lavoratori riescono a sostenere questo tipo di instabilità e ad apprezzarla come forma di flessibilità. Di solito sono giovani, magari studenti che arrotondano e non devono viverci. Ma anche immigrati per cui il lavoro precario è l’unica possibilità. Magari fanno due, tre lavori per minimizzare il rischio. E’ con loro che Deliveroo ha a che fare”.

Buon modello ma solo per arrotondare

E in effetti, c’è davvero a chi questo modello piace. Edoardo ha 26 anni, è ad Amsterdam da qualche anno e da due settimane lavora per Deliveroo come libero professionista. “Certo all’inizio è un po’ costoso. Lo zaino viene sui 65 euro, la giacca ne costa 45. Io poi per stare sicuro ho preso anche il casco, anche perché l’assicurazione per ora ho scelto di non farla. Quindi alla fine contando la bici ho speso quasi 300 euro, ma con 5 euro all’ora li ho ripresi in meno di una settimana di lavoro. Chiaramente non faccio solo questo per vivere: ho una stanza su Airbnb e vendo i miei gioielli nei mercatini. Però appunto come entrata in più funziona, e pedalare mi piace. Io ne ho fatti di lavori tosti, so bene cos’è lo sfruttamento. Qui alla fine se fai un po’ di attenzione a prenotarti negli orari di punta, puoi anche guadagnare bene”.

Ma non tutti sono d’accordo. Yorick ha 34 anni e Deliveroo è il suo lavoro principale. E’ tra gli animatori di Riders Union, il nuovo sindacato di fattorini che lo scorso novembre ha organizzato una prima protesta con l’appoggio del sindacato FNV. “Ad oggi contiamo 250 riders dai 18 fino ai 62 anni, ma stiamo crescendo velocemente. Manifestiamo per rendere chiare le nostre esigenze alla compagnia e soprattutto al Governo. In vista di una seduta del Parlamento di qualche settimana fa, Deliveroo ha consegnato un documento dove si spiega che questo cambiamento l’abbiamo voluto noi lavoratori. Ma nessuno ci ha mai chiesto se volevamo essere freelance: hanno solo distribuito un questionario a domande chiuse, e quando un terzo dei lavoratori a contratto ha detto di apprezzare la flessibilità del loro lavoro, hanno deciso che il modello ZZP era quello che volevamo”.

Lavori quando vuoi solo se non lavori quando vuoi

Secondo la Riders Union, Deliveroo usa il concetto di lavoro flessibile per imporre un modello che di flessibile ha poco. “A chi è un buon lavoratore viene data la possibilità di prenotarsi in anticipo e prendersi gli orari migliori. Ma per rientrare in questa categoria devi rispettare alcune regole di buona condotta, tra le quali non disdire nessuna prenotazione e lavorare per un numero di ore serali nel weekend. E se uno nel fine settimana non vuole lavorare? O se gli capita di dover annullare una prenotazione? Dovrà abituarsi a trovare i posti migliori già presi, e magari beccarsi i turni in cui fa solo una consegna l’ora.

E’ paradossale: se ti metti a lavorare davvero quando vuoi, perdi il privilegio di poter lavorare quando vuoi. E’ chiaro che quella del libero professionista è una finta categoria creata per risparmiare soldi. Siamo ancora, di fatto, dei dipendenti.”

La Riders Union chiede di fermare bloccare il passaggio e di ottenere un contratto collettivo per il servizio di trasporto di merci su strada. Secondo Yorick le proteste continueranno sotto varie forme, ma il tempo stringe e la situazione potrebbe diventare persino più kafkiana:

“Quando risulteremo liberi professionisti sulla carta, perderemo il diritto di unirci come collettivo per negoziare con Deliveroo. Perché in qualità di imprenditori violeremmo le leggi sulla concorrenza”.