La FIFA è stata chiamata citata per  sfruttamento di lavoratori migranti nell’ ambito della costruzione di nuove infrastrutture per il World Cup del 2022 in Qatar. Il sindacato  olandese FNV, in rappresentanza di un gruppo di dipendenti del Bangladesh, ha fatto appello a tribunali svizzeri richiamando l’attenzione delle organizzazioni per i diritti umani sul problema della schiavitù moderna.

In Qatar -dopo l’assegnazione del World Cup- la popolazione è cresciuta fino a 750.000 in 6 anni ed è stato avviato un ambizioso piano edilizio per la costruzione di abitazioni e uffici.

Dopo aver depositato la causa durante il week end scorso, la Fifa non ha reagito pubblicamente alla fuga di notizie dai media olandesi e finora l’organizzazione ha negato la responsabilità per le condizioni subite dai dipendenti nell’ambito delle realizzazione dei nuovi edifici.

Lo scorso 2013 lo studio legale assunto dal governo del Qatar ha raccolto prove della sfruttamento di decine di lavoratori proprio a causa delle terribili condizioni: due di essi hanno addirittura perso la vita.

Durante un’intervista al Volkskrant, Geert-Jan Knoops, professore di diritto internazionale all’Università di Amsterdam, ha affermato che non vi è un precedente per il caso in questione, ma lo stesso presenta comunque serie conseguenze legali. “Gli sviluppi giuridici hanno portato alla messa a punto di norme che ammettono la responsabilità congiunta nei riguardi di società per violazione dei diritti umani conseguenti ad investimenti in Paesi stranieri”, ha aggiunto.

Il Volkskrant ha segnalato di aver preso contatti con circa una trentina dei migranti impegnati nelle costruzioni in Qatar e 20 di essi hanno sottolineato di aver dovuto pagare conti salati ad agenzie interinali o altri intermediari per riuscire ad ottenere il lavoro. In alcuni casi le spese erano addirittura più alte dei loro stessi stipendi.

Lo scorso Dicembre, nel Paese è passata una nuova legge che ammette l’emissione di “visti di uscita” per i migranti , il quale si prefigge di regolare il flusso di arrivi e limitare gli abusi.

Liesbeth Zegveld, avvocato olandese impegnato nel caso, ha messo in luce che i lavoratori interessati erano effettivamente una “proprietà” dei rispettivi datori di lavoro: quest’ultimi decidono quando farli arrivare e quando farli andare via, così come mangiare, dormire e ricevere il proprio salario. Pare che i presupposti perchè si parli di schiavitù siano tutti presenti.