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DESIGN

Fiducia e curiosità: il mestiere del designer secondo Satyendra Pakhalé

Per essere bravi designer c'è bisogno di ottimismo: il perché ce lo spiega un professionista Satyendra Pakhalé, nel suo libro "Culture of Creations"

Il designer pluripremiato Satyendra Pakhalé presenta Culture Of Creation: si tratta della sua prima monografia, la cui pubblicazione è prevista per l’autunno 2019. Dopo aver portato a termine gli studi in India e in Svizzera, Pakhalé ha raggiunto fama internazionale grazie dal suo studio con base ad Amsterdam.

Il libro parla non solo del mestiere di designer in senso stretto, ma espone anche la filosofia di vita dell’autore: Pakhalé in particolare, considera la professione di designer una vera e propria espressione di ottimismo. Anzi, secondo lui è la condizione necessaria per poter creare. Ogni processo creativo infatti presenta avversità e difficoltà che sarebbero difficili da sormontare senza questo tipo di approccio.

Culture of Creations riporta anche articoli e saggi critici di professionisti del design, come l’architetto Juhani Pallasmaa, Paola Antonelli, René Spitz, Aric Chen, Jacques Barsac, Tiziana Proietti e Stefano Marzano.

Ma non si tratta semplicemente di design: invita alla riflessione sulla contemporaneità. Lui stesso parla di una “cultura della creazione” interna al proprio lavoro, che gli ha permesso di dare alla luce progetti unici negli ultimi vent’anni.

Il suo intento è sì quello di progettare, ma regalando un’anima alle proprie creazioni, qualcosa che sia percettibile a più livelli sensoriali; oggi questo tipo di approccio, molto più profondo, si perde molto facilmente, complice l’industrializzazione e le società di consumo.

“Ho sempre visto il mondo come un insieme di individui: tutti noi siamo legati, ma purtroppo la politica attuale non lo rispecchia. E anzi, le nuove tecnologie limitano il nostro modo di approcciarci alle cose e le nostre possibilità“.

Secondo Pakhalé, è un discorso facilmente applicabile al design: definire qualcosa high-tech o low-tech significa polarizzarsi di nuovo, e quindi percepire alcune cose come più significative di altre.
Invece, è proprio la pluralità a portare a innovazioni incredibili e a costituire la nostra ricchezza, in quanto figure professionali ma anche esseri umani.