di Michela Grasso

Edit: Viola Zuliani e Massimiliano Sfregola

Per uno studente Amsterdam del 2020 è la Londra di 28 giorni dopo: i prati di Roetersiland sono vuoti anche nelle occasionali giornate autunnali di sole, le biblioteche deserte, le insegne dei bar spente alle dieci di sera e se avvisti un esemplare della categoria “compagno di corso” ci fai una foto e la condividi: sono ormai più rari dei Pokemon rari.

Camminando vicino a uno dei campus universitari, una domanda mi echeggia in testa “Dove sono finiti gli studenti?”. Se dai retta alla stampa locale, stanno smaltendo l’hangover delle feste selvagge organizzate in tempi di Covid: anzi delle orge. Già, orgia aumenta l’indignazione. Insomma un’orgia o un rave nei sotterranei delle città, come i vampiri in Blade, o feste private nelle discoteche murate da marzo (pensate quando la Gen ZXY farà selfie davanti ai ruderi di un club: “In questi posti si divertivano i Gen Z”). Le leggende metropolitane ormai sono la realtà e la finzione finisce per esserne il copione.

La verità è però un’altra. Ed è noiosa da morire (scusate il macabro ed involontario gioco di parole): gli studenti di Amsterdam sono scomparsi, tornati a casa dai genitori, vittime della mancanza di lavoro e degli affitti ancora più esorbitanti. E i pochi che restano, più che untori o esseri mitologici capaci di maratone alcoliche degne dei personaggi di un teen movie, stanno in quarantena forzata da settimane.

Stamattina navigando online distrattamente, 2 notizie hanno attirato la mia attenzione. La prima è il solito urlo allarmistico sentito e risentito: i giovani hanno portato il Covid al ritorno dalle vacanze in Spagna e Francia. Immagino quindi, che il governo Olandese non abbia nessuna responsabilità nella diffusione incontrollabile del virus di queste ultime settimane. La seconda notizia che leggo è quella di una prof Belga che ha frequentato le lezioni con sintomi di Coronavirus, portando 30 studenti alla quarantena.  Un po’ “l’alunno che supera il maestro”, ma al contrario, “il maestro che supera l’alunno” nell’arte dell’unzione.

Nella disperatissima caccia all’untore delle ultime settimane, incolpare gli studenti è un mantra che ci da sicurezza. Se ci fosse una colonna infame non mi stupirei di trovare il nome di qualche conoscenza colpevole di avere invitato a casa i ragazzi del piano di sopra.

Da studentessa, non so se apprezzare questo perfetto revival del 1920, nel 2020. Il proibizionismo della vita sociale ha portato a un senso di colpa diffuso nella popolazione studentesca. I sabato sera sono cambiati, da feste al limite dell’alcolismo negli anni passati, a serate sul divano con quattro amici passate a sussurrare “Be quieeeet!!” per non far destare sospetti ai vicini.

Ma il vero incubo degli studenti non è il vicino di casa incuriosito dal vociare al piano di sopra, è il famigerato messaggio su whatsapp “Sh*t, I got the ‘Rona” dall’amico che hai visto due giorni prima. Per quanto i giornali considerino gli studenti incoscienti e scellerati, ben pochi violano la quarantena consigliata e la maggior parte prende tutte le precauzioni possibili.

La grande domanda dell’anno è “Quanto trasgressivo è diventato prendersi una birra al bar?” per un ventenne di Amsterdam sarebbe stato trasgressivo, al massimo, berne 20. In una sola volta. Adesso, la birra al bar è un’attività diurna, simbolo di interazioni sociali scomparse,  nel periodo della vita in cui se ne sente più il bisogno.

Nel “blame game” la colpa ce l’hanno davvero tutta i trasgressori per eccellenza, gli studenti, quelli che per antonomasia devono tragredire (anche se a volte conducono una vita più ritirata dei nonni?)? I giornali (ok, alcuni giornali. Noi a parte) e il governo hanno trovato gli untori che si fanno tentare da un fluitje ai borrels in centro. Eppure, i giornali (noi a parte) sembrano dimenticarsi di altre categorie. Ma perchè, il Covid disdegna per ragioni etiche, religiose o commerciali uffici, chiese, supermercati, negozi, trasporti pubblici ecc.?

Mi spiace deludere chi si aspettava di trovare storie entusiasmanti di festini segreti, gli studenti sono più conservatori e tradizionalisti di quanto non pensiate. il massimo che posso regalarvi è la storia di una studentessa entrata in palestra per smaltire qualche kg di troppo, e tornata a casa con il coronavirus.