La polizia militare, Marechaussee, alla frontiera può selezionare i viaggiatori per i controlli in base alla loro etnia? Un caso avviato oggi presso il tribunale dell’Aia che ruota attorno a tale questione. Le organizzazioni per i diritti umani e due cittadini vogliono che i tribunali vietino la profilazione etnica ai controlli alle frontiere.

I ricorrenti hanno avviato una causa contro la polizia militare perché a detta loro, i Marechaussee  discrimina i non bianchi ai controlli alle frontiere. Inoltre, il Marechaussee lavora con profili di rischio che includono l’etnia: tali profili, sostengono le organizzazioni, sono contrari al divieto di discriminazione. 

La causa è stata promossa da Amnesty International, Control Alt Delete, l’agenzia antidiscriminazione Radar e il Comitato degli avvocati olandesi per i diritti umani. Nel caso sono coinvolti anche due cittadini olandesi, uno dei quali ex consigliere comunale di Eindhoven, Mpanzu Bamenga, originario del Congo.

Lo Stato ritiene che le regole di controllo non debbano essere rafforzate. L’aspetto, compreso il colore della pelle, è visto solo come un indicatore di rischio in combinazione con altri fattori, ha affermato la sottosegretaria uscente Broekers-Knol. La polizia militare Marechaussee ritiene pertanto che la considerazione dell’etnia sia lecita e proporzionale.

Mpanzu Bamenga, ex consigliere comunale di Eindhoven, era di ritorno da Roma e venne fermato ed interrogato ad Eindhoven: gli è stato detto che non c’era alcun sospetto specifico, ma che si trattava di un controllo preventivo. “Il fatto che avessi un aspetto non olandese è stato il fattore decisivo”.

Bamenga raccomanda di non controllare i viaggiatori negli aeroporti in base al colore della pelle, perché quest’ultimo è qualcosa che le persone non possono cambiare. “La profilazione etnica è stigmatizzante e dannosa per la nostra società. Danneggia la fiducia delle persone nel governo”.

La sentenza è attesa il 22 settembre.