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di Cecilia Terenzoni

Negli ultimi tempi uno spazio unico sul palco politico olandese lo ha conquistato Sylvana Simons, nel 2017 capolista e fondatrice del partito Artikel 1. Originaria del Suriname, ex colonia olandese del Sud America,  la Simons merita certamente una retrospettiva e una narrazione tutte a sé. Lei che si definisce “un prodotto della società olandese” è arrivata nei Paesi Bassi all’età di un anno con la sua famiglia, ancora inconsapevole del filo da torcere che di li a poco le avrebbe dato il clima di discriminazione e d’individualismo sfrenato che l’avrebbe poi acccompagnata durante la sua crescita e la sua carriera.

A metà degli anni 90 è arrivato il suo debutto televisivo, prima come VJ su MTV con programmi di musica soul e R&B, quindi -fino al 2016- l’abbiamo vista sperimentare tutte le sfumature della televisione: dalla carriera radiofonica, a quella da presentatrice, giornalista, alla concorrente della versione olandese di “Ballando sotto le stelle” fino all’apparizione in una commedia slapstick, sapientemente tradotta in italiano con “Puttano in saldo”.

La Simons nel Dicembre 2016, si è buttata a capofitto nell’arena politica, probabilmente dopo aver vissuto e maturato negli anni una consapevolezza sulla situazione discriminatoria allarmante riguardo le minoranze etniche e di genere in Olanda. Due questioni che la toccano in prima persona, in quanto donna e di minoranza etnica. Ascoltando il consiglio del papà che fin da bambina le riconosceva un talento nell’arte oratoria, la donna ha utilizzato tutto il suo bagaglio d’esperienza lavorativa contro lo tsunami di razzismo, sessismo e odio Geert Wilders si è portato dietro nella sua ascesa.

Ma il battesimo in politica è stato più accidentato di quanto non sembrasse all’inizio: dopo aver debuttato nel partito multietnico DENK dei deputati di origine turca Kuzu e Ozturk ha lasciato, appena tre mesi prima delle elezioni, il movimento: troppo “maschilista e poco attento alle questioni di genere”, dirà poi nel comunicato stampa con il quale ha annunciato l’addio alla formazione. Un’altra ragione, forse la principale, è stata la campagna d’odio d’altri tempi scatenata contro di lei sul web: da epiteti razzisti a richiami al Ku Kux Klan e il sessismo in rete non l’hanno risparmiata. Contro questa aggressione, ha raccontato Sylvana, i compagni di viaggio di DENK non le avrebbero offerto il supporto sperato.

Appena 12 settimane prima delle politiche, la Simons ha fondato il suo partito Artikel 1. Perchè questo nome? Il richiamo è al primo articolo della costituzione dei Paesi Bassi, secondo cui a ogni cittadino devono essere garantiti gli stessi diritti . La Simons ha partecipato alla campagna elettorale in prima linea promuovendo un femminismo multietnico, allargando il concetto alla “intersezionalità”.

“La mia non è una voce da sottovalutare: al contrario dei miei genitori, che si sono dovuti adattare per sopravvivere, io giudico, commento, domando, chiedo. Non ho paura del cambiamento, di nuove generazioni, idee e persone” ha affermato la Simons.

Dopo aver mancato l’obiettivo dell’elezione in parlamento nel 2017, Sylvana ha dato vita ad un nuovo movimento Bij1 che alle elezioni di marzo del 2018 ha agguantato un seggio al consiglio comunale di Amsterdam dove ha portato, come vice-consiglieri -per la prima volta- due persone transgender.