Amsterdam ricorda oggi, 80 anni dopo, il Februaristaking (sciopero di febbraio), la più grande manifestazione di protesta che si sia mai tenuta in Europa contro la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti. 

Il primo tentativo contro i lavori forzati in Germania

Dall’inizio di febbraio 1941, il Partito Comunista dei Paesi Bassi (CPN) stava già pensando di prendere provvedimenti contro un possibile governo del Movimento Nazionalsocialista Olandese (NSB) con a capo Mussert. Il 17 febbraio 1941, quando uno sciopero dei metallurgici si stava svolgendo ad Amsterdam-N0ord contro il rischio concreto di finire ai lavori forzati in Germania, la direzione del partito CPN discusse la possibilità di convocare uno sciopero generale per il giorno seguente, il 18 febbraio. Tuttavia, poiché i tedeschi cedettero alla richiesta di non inviare più i lavoratori metallurgici olandesi in Germania, il motivo dello sciopero decadde.

Staakt, staakt, staakt! I due giorni di mobilitazione

La deportazione dei cittadini di religione ebraica nell’inverno del 1941 convinse la popolazione di Amsterdam a prendere la piazza. Al grido di “Staakt” (Sciopero!), il Partito comunista olandese, allora fuorilegge, chiamò a raccolta i lavoratori: il 25 febbraio iniziarono così i due giorni di sciopero contro il rastrellamento. I vertici comunisti speravano che uno sciopero generale avrebbe fatto capire agli occupanti tedeschi che la persecuzione degli ebrei nei Paesi Bassi era un vicolo cieco e certamente non un mezzo per portare l’NSB al potere.

In preparazione dello sciopero il CPN clandestino organizzò una breve riunione all’aperto di circa 400 alti ufficiali della resistenza di Amsterdam sul Noordermarkt nella zona di Jordaan il 24 febbraio. Willem Kraan, un operaio addetto alla pavimentazione, invocò lo sciopero. Gli altri partecipanti furono d’accordo. Prepararono pacchi con i manifesti per cercare di convincere i lavoratori delle aziende a scioperare. L’intenzione era di incrociare le braccia per due giorni: martedì in fabbrica e mercoledì fu indetto uno sciopero generale.

L’iniziativa colse di sorpresa le forze occupanti naziste e non solo. La mattina del 25 febbraio 1941 i tram non entrarono in servizio. A mezzogiorno gli scioperanti erano decine di migliaia, al di là delle migliori aspettative degli organizzatori.

Il 25 febbraio il militante comunista di Hilversum Gerrit Meerbeek, impiegato della Fokker di Amsterdam, era andato al lavoro e si era unito allo sciopero nella capitale olandese.  Quando tornò a Hilversum riuscì a sollevare lo sciopero nella più grande azienda della città, la Nederlandsche Seintoestellen Fabriek (Philips), che impiegava 4.000 persone.

Ad Amsterdam anche decine di migliaia di semplici cittadini risposero all’appello e le proteste si estesero fino a Zaanstreek, Weesp, Hilversum, Haarlem, Velsen, Utrecht e Muiden. Il 26 febbraio circa 300.000 persone aderirono.

Le conseguenze dello sciopero

Lo sciopero fu poi revocato per l’intervento violento e intimidatorio dei tedeschi occupanti. Anche il  consiglio comunale di Amsterdam fece pressione per riprendere il lavoro. Nove persone sono state uccise e 24 gravemente ferite, e numerosi scioperanti sono stati imprigionati.

I nazisti hanno imposto pesanti multe alle città che hanno partecipato allo sciopero. Amsterdam ha dovuto pagare 15 milioni di fiorini, Zaandam mezzo milione e Hilversum 2,5 milioni.

Ogni anno, in ricordo di quell’evento, si svolge una commemorazione presso il Dokwerker su Jonas Daniël Meijerplein ad Amsterdam. Diverse associazioni organizzano attività, nella speranza di far riflettere le persone sull’importanza della resistenza nel mondo di oggi.