di Massimiliano Sfregola

 

Molti lettori hanno scritto preoccupati negli ultimi giorni: e ora che non avremo più il 30% come faremo? Potete unirvi alla campagna per far cambiare idea al governo, ci avete chiesto.

Noi vi rispondiamo che si, ci mobiliteremo. Anzi, certamente ci mobiliteremo come sempre abbiamo fatto, in tre anni di attività, a sostegno delle cause in cui crediamo. Ci mobiliteremo per contribuire alla campagna per lo stop all’aumento dell’IVA sui generi alimentari; ci mobiliteremo per dare il nostro contributo affinchè la riforma che vuole togliere dignità alle persone disabili, consentendo ai datori di pagarle meno del minimo sindacale, venga ritirata. Ci stiamo mobilitando perchè il comune di Amsterdam adotti una politica ragionevole per i richiedenti asilo e intervenga sull’emergenza abitativa.

Ma no, per il 30% regeling non ci mobiliteremo: continueremo con il nostro impegno di offrire copertura alla vicenda perchè giornalisticamente rilevante per i nostri lettori ma siamo franchi nella nostra prospettiva: non crediamo in questa rivendicazione.

Non c’è un intento “punizionista” e non c’è “invidia sociale”: per noi la riduzione (e magari in futuro l’abolizione) del 30% regeling sono a monte gesti di civiltà. 

Noi che raccontiamo l’Olanda ogni giorno, quasi 365 giorni l’anno, conosciamo bene questo paese e sappiamo quanta distanza esista, nella minuscola terra dove viviamo, tra l’ordine dell’apparenza e il caos della sua realtà: a differenza delle impressioni di chi è di passaggio, non tutti nei Paesi Bassi sono benestanti e i tagli al welfare degli ultimi anni sono stati un disastro per le fasce più deboli.

Alla rapida modernizzazione dei grandi centri, anzi dei centri dei grandi centri, invasi e conquistati dall’esercito della nuova classe impiegatizia mondiale fa da rovescio della medaglia una situazione sempre più difficile per i locals, olandesi e stranieri: alcuni riescono a stare al passo, altri stentano, molti non riescono. E cosi l’arrivo del grande circo internazionale non ha significato grandi opportunità per tutti, anzi, per alcuni è stato un vero e proprio foglio di via. Qualche giorno fa il comune di Zandaam e quello di Amsterdam sono entrati in collisione: la capitale soffre per una carenza cronica di insegnanti perchè il costo e l’inaccessibilità degli alloggi ha messo in fuga lavoratori con salari medi. E allora da Stopera, hanno puntato ai pendolari scatenando le ire del comune limitrofo.

Questo esempio serve per mostrare un aspetto molto spesso ignorato da chi viene da fuori: molti olandesi hanno abbandonato le città per muoversi verso piccoli centri, nella speranza di trovare affitti più a buon mercato, mentre i giovani, gli “starters” faticano ad acquistare la prima casa in un mercato immobiliare letteralmente impazzito.

Semplificando: l’arrivo delle multinazionali e degli “expat” per gran parte degli olandesi non è stato un miracolo ma un disastro. “Ma noi spendiamo i soldi qui e facciamo girare l’economia”, ripetono molti. In realtà la situazione è più complessa: più che far girare l’economia, la tasca più pesante di molti expat ha spinto verso l’alto il costo della vita ma a macchia di leopardo, dando potere di spesa ad alcuni ma lasciando indietro tutti gli altri.

E cosi con gli anni è montato il risentimento e la rabbia: dove sono i vantaggi della presenza del personale internazionale, si chiedono molti olandesi? Le case sono diventate inaccessibili a tutti, se non a loro e il costo della vita è aumentato in maniera vertiginosa, dicono in tanti. E poco importa se ciò sia del tutto vero oppure se lo sia solo parzialmente: questi commenti si basano comunque su una convinzione diffusa e finiscono per condizionare il dibattito pubblico.

E così, incalzato da uno studio realizzato nel 2016 dall’’Algemene Rekenkamer, la Corte dei conti olandese, il governo Rutte III ha deciso di limare gli 8 anni di 30% -per chi non sapesse di cosa si tratta: è un vantaggio fiscale garantito dall’ufficio delle tasse ad alcuni lavoratori stranieri ritenuti di fascia alta, che guadagnino più di 34k euro”. Il vantaggio fiscale consiste, appunto, nella riduzione della tassazione del 30% per i primi 8 anni- riducendoli a 5. Non proprio una rivoluzione, se si pensa che il sistema olandese rimane tra i “tax-break” più generosi d’Europa. Pietra dello scandalo, pero’, è la retroattività della riduzione.

Tanto è bastato per far saltare sulla sedia molti dei 60mila beneficiari: è ingiusto cambiare le carte in tavola, dicono molti. E in principio, magari, hanno anche ragione. Ma solo la normativa penale è tassativamente irretroattiva, quindi per tutte le altre è possibile “rimangiarsi la parola data”, nel caso specifico la parola data a lavoratori non proprio con stipendi sotto la soglia di povertà. Se tanti tuonano “ci vedremo in tribunale, l’ufficio delle tasse ha firmato un contratto con noi”, a meno di sorprese sarà molto difficile che un procedimento giudiziario possa risolversi a loro favore: la politica fiscale è una delle massime espressioni di sovranità di uno stato e se l’esecutivo ritiene di doverla modificare, perchè la situazione economica è mutata, ha diritto di farlo. Per l’interesse collettivo, insomma, val bene limitare il trattamento di favore goduto poche migliaia di lavoratori.

D’altronde in epoca di tagli al welfare e con l’asfissiante pressione sul mercato immobiliare, le proteste dei residenti hanno obbligato le autorità ad intervenire con un sistema visto da molti come ingiusto e discriminatorio. D’altro canto il manager italiano o indiano non votano, l’olandese in bijstand del remoto dorp della provincia di Drenthe si. E quest’ultimo decide.

Soprattutto per i “turisti del belasting”, quelli che dicono: ho scelto l’Olanda solo per il 30%. In realtà il Paese è ai vertici in tutti gli indici sulla qualità della vita, quindi l’argomento è un po’ da bazar, ossia disprezzare per non riconoscere il valore. Senza il 30%, insomma, oggi l’Olanda non avrebbe probabilmente problemi ad attirare talenti e lavoratori qualificati. Grazie alla Brexit, ad una buona qualità della vita e ad un sistema di istruzione considerato tra i primi al mondo, i policy maker hanno preso il pallottoliere e si sono accorti di non avere più bisogno di incentivi particolarmente generosi per attirare personale. Se opportunista era stata la scelta di alcuni expat, opportunista è la risposta dello stato olandese.

Pur comprendendo la situazione di chi aveva pianificato il suo spostamento sulla base del 30% e soprattutto immaginando le difficoltà che una mutata situazione potrà, almeno all’inizio, portare siamo ben convinti che in un mercato vivace come quello olandese una persona altamente qualificata non avrà problemi a trovare un impiego alternativo che soddisfi le sue aspettative economiche.

Per questo motivo, insomma, continueremo a spendere le nostre (magre) risorse per raccontare la realtà, denunciare i soprusi, sostenere gli ultimi, gli emarginati e ciò che riteniamo giusto.

Ma per i lavoratori del 30% no, oltre ad un caloroso in bocca al lupo, non ce la sentiamo di andare.