Bic (Wikimedia Commons), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Per anni, i genitori di famiglie di minoranza etnica che erano stati erroneamente etichettati come truffatori dalle autorità fiscali nella questione degli assegni familiari, non hanno ricevuto risposte alle domande su ciò che avrebbero fatto di sbagliato, dice NOS.  Eva González Pérez, legale che assiste i genitori dal 2014, avrebbe avuto difficoltà ad accedere agli atti, ha detto in un’audizione alla Tweede Kamer.

Un vero e proprio muro di gomma, ha continuato l’avvocatessa che ha parlato ai deputati dell’impotenza e dell’incertezza provate dai genitori in quel periodo; una vicenda kafkiana, ha aggiunto, perchè nessuno di loro sapeva, effettivamente, perchè fosse sotto inchiesta.

La Camera sta indagando su una presunta maxi-truffa a danno dei servizi sociali che si è poi rivelata un falso: centinaia di famiglie sono finite sul lastrico per dover rimborsare decine di migliaia di euro in sussidi, nonostante ne avessero titolo e tutto fosse in regola.

A partire da oggi, la commissione parlamentare  interrogherà (ex) ministri, segretari di Stato e alti funzionari, per due settimane. L’avvocatessa ha dipinto un quadro inquietante: il fisco, secondo lei, cercava abusi di welfare laddove non c’erano. E la sensazione, dice NOS, è che questa ricerca fosse mirata e non casuale: le autorità davano “il tormento” alle famiglie di minoranze etniche, annotando -tra l’altro- quelle con doppio passaporto.

L’avvocatessa in seguito ha parlato con il segretario di Stato Snel e ha avuto la sensazione che il politico non avesse capito la dinamica o la gravità della situazione. Nonostante qualcuno, nell’amministrazione si fosse accorto che qualcosa non andava, sono passati quasi due anni prima che fosse aperta un’indagine degna di questo nome.

In parlamento, CDA e SP avevano sollevato il caso diverse volte in passato ma la questione è diventata di pubblico interesse solo lo scorso anno.