di Federica La Spina

 

L’economia mondiale si trova nel vortice della crisi da coronavirus e il settore turistico è stato uno di quelli più colpiti. Era un mese fa quando il direttore dell’ANVR dichiarava che se la situazione persiste fino alle vacanze di maggio, sarà un duro colpo finanziario per l’industria turistica;   troppo ottimismo. Oggi, si parla già di stagione estiva 2020 da archiviare. E se da un lato le città che vivono di turismo temono per il loro futuro, dall’altro c’è chi parte dalla crisi, e dallo stop generale, per proporre un ripensamento radicale al sistema pre-coronavirus.

Fairbnb piattaforma cooperativa di house sharing, che nasce come alternativa etica ad Airbnb, si propone di ridare alla sharing economy il senso dello “share”. In che modo? Offrendo un’alternativa equo-solidale incentrata sulla comunità piuttosto che sul profitto. Nel 2016 in quattro città pilota, Amsterdam, Barcellona, Venezia e Bologna, è stato tentato l’esperimento che unisce gli elementi più sani introdotti dall’affitto sui portali con una dose di etica, per arginare l’overtourism ovvero per preservare le città dagli effetti della gentrificazione. Se sei un host e vuoi unirti alla piattaforma, tieni bene a mente che vige la regola 1 host = 1 casa: non c’è spazio per i multi-host.

Il tratto distintivo della piattaforma cooperativa è la policy interna che promuove le economie locali: il 50% delle commissioni addebitate da Fairbnb viene restituito alla comunità ospitante e re-investito in progetti scelti dai residenti. Si tratta di progetti sociali, ambientali e culturali, preferibilmente no profit e a scadenza, che investono sul turismo locale e sostenibile. E per concludere, le procedure di finanziamento, così come i conti e gli stipendi, devono essere trasparenti. Insomma, è tutto molto fair.

Il caso Amsterdam

A quasi un anno dagli ultimi aggiornamenti, abbiamo chiesto a uno dei cofondatori, Jonathan Reyes, quali siano stati i progressi. Per il lancio ufficiale bisognerà attendere quest’estate; ancora è tutto in fase di sperimentazione, per questo Fairbnb.coop non ha ancora molta visibilità sul web. La stessa piattaforma è in versione beta chiusa; in pratica, per accedere ai servizi bisogna prima registrarsi sul sito. Nel caso specifico di Amsterdam, poi, attualmente contano solo tre host pilota. “Siamo una piattaforma digitale basata sul potere della comunità. Apriamo nuove destinazioni solo se ci sono partner locali che condividono i nostri valori e ci aiutano a crescere localmente. Significa che i nostri mezzi principali sono il potere della comunità e, naturalmente, i media”, ci spiega.

L’interazione umana è la vera ‘tecnologia’

Il blocco dei flussi a causa dell’epidemia di Covid-19 lascia riflettere sulla errata gestione delle risorse turistiche. Ma, chissà, forse sarà proprio la crisi a darci una seconda possibilità. Adesso più che mai è chiaro che: fare del turismo l’unica fonte di guadagno è una mossa falsa. Al contrario, investendo i lauti profitti del turismo in altri settori, insieme si può costruire un sistema economico forte e flessibile, in grado di fronteggiare momenti di recessione come questo, dicono da Fairbnb.  Non è un caso che Fairbnb.coop abbia scelto di essere una piattaforma ‘cooperativa’: immaginate l’economia come una rete in cui tutti i nodi collaborano tra di loro e se uno va in crisi, l’altro è pronto ad aiutare. La collaborazione tra i nodi locali per Fairbnb.coop è al centro dell’organizzazione, è il motore che connette le persone. “L’interazione umana è la vera ‘tecnologia’.”

Già sul suo portale, il progetto propone chiavi di lettura politiche alla crisi attuale: “La recente crisi economica, climatica e pandemica che stiamo affrontando ha messo in evidenza tutti i limiti e la fragilità di una società orientata al profitto”, si legge sull’articolo “The Fairbnb.coop recipe for the world to come”. Il lockdown e i divieti hanno messo sotto pressione un mercato già competitivo, scrive Fairbnb, dove i piccoli sono costretti a competere al ribasso con grandi investitori. “Il turismo è  diventato un viaggio di sola andata per gli investitori: investono in esso nella speranza di profitti facili ma raramente reinvestono in altri settori, diversificando e quindi aiutando l’economia a diventare più flessibile”, si legge ancora sul portale.

Obiettivo del progetto è riportare il turismo nella sua dimensione di “attività produttiva tra le altre attività produttive” e non sola ed unica voce per molti investitori. “Ripensare l’industria del turismo usando modelli cooperativi potrebbe essere la risposta di cui abbiamo bisogno quando cerchiamo strumenti per costruire una versione migliore della nostra società”.

Pic Credits: Fairbnb.coop