Dopo che Facebook ha deciso di eliminare tutti i contenuti che negavano l’Olocausto, l’Istituto canadese di ricerca sui genocidi ha chiesto al social network di applicare le stesse politiche per quanto riguarda il genocidio di Srebrenica del 1995.

L’annuncio di Facebook è arrivato all’inizio del mese. L’Istituto di Ricerca ha mandato una lettera aperta al CEO e co-fondatore Mark Zuckerberg, richiedendo di rimuovere anche i contenuti che negano l’esistenza del genocidio di Srebrenica.

“Abbiamo notato che il social network viene sistematicamente utilizzato per negare il genocidio di Srebrenica,” si legge nella lettera.

Il direttore dell’Istituto canadese, Emir Ramic, ha dichiarato a BIRN che se Facebook accogliesse la loro richiesta, assicurerebbe più giustizia e verità intorno alla questione.

“I tentativi di negare o sminuire il genocidio del 1995 non dovrebbero essere permessi, così come non sono permesse le esaltazioni di altri eventi violenti,” ha commentato Ramic.

Facebook: perché l’update delle loro politiche riguarda solo l’Olocausto

Facebook ha detto a BIRN che non può ancora esprimersi ufficialmente sulla questione del genocidio di Srebrenica. Tuttavia, ha sottolineato che il social ha già delle politiche che vietano l’elogio di crimini d’odio e stermini di massa, lo scherno delle vittime e la valorizzazione degli individui o gruppi che hanno perpetrato il crimine.

“Rimuoviamo anche gli attacchi personali basati su tratti quali l’eticità o l’origine nazionale,” ha spiegato Facebook.

“Il cambiamento che abbiamo annunciato a inizio mese serviva per sottolineare che il negazionismo dell’Olocausto va ben oltre: è un tipo di discorso d’odio che non solo distorce i fatti, ma attacca direttamente le persone ebree,” ha aggiunto.

Mark Zuckerberg ha annunciato il nuovo divieto con un post, il 12 Ottobre.

Today we’re updating our hate speech policy to ban Holocaust denial.

We’ve long taken down posts that praise hate…

Pubblicato da Mark Zuckerberg su Lunedì 12 ottobre 2020

“Ormai è da molto tempo che eliminiamo sistematicamente i post che lodano crimini e stermini, tra cui l’Olocausto. Tuttavia, abbiamo registrato un crescente antisemitismo. Per questo abbiamo deciso di aggiornare le nostre politiche a riguardo,” ha dichiarato Zuckerberg. “Se qualcuno cerca la parola ‘Olocausto’ su Facebook, viene subito reindirizzato su fonti autorevoli che forniscono informazioni accurate,” ha continuato.

Al momento tuttavia, molti contenuti che, distorcono i fatti riguardanti il genocidio di Srebrenica rimangono sul social network. Questi utenti aumentano la disinformazione e utilizzano discorsi d’odio nei loro post e nei commenti. Il fenomeno solitamente si acuisce interno all’anniversario della strage avvenuta il 10 luglio 1995.

Anche i governi dovrebbero prendere provvedimenti a riguardo

La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha dichiarato a BIRN che la decisione di Facebook riguardante l’Olocausto è lodevole. Però, sarebbe opportuno che questa politica fosse estesa per “proteggere la memoria di altri crimini simili, incluso il genocidio di Srebrenica”.

“In ogni caso, queste iniziative non devono arrivare solo da compagnie private. Anche i governi e i sistemi giudiziari dovrebbero fare qualcosa a proposito”, ha aggiunto Mijatovic. “Alcuni paesi, come la Germania, hanno già adottato delle leggi che regolano le politiche dei social riguardanti i discorsi d’odio e altri contenuti illegali. Altre nazioni, proibiscono il negazionismo del genocidio sia online che offline,” ha sottolineato.

Il massacro di più di 7 000 uomini e ragazzi bosniaci a Srebrenica e l’espulsione di decine di migliaia di donne, bambini e anziani è stato catalogato come genocidio sia dai bosniaci che dai tribunali internazionali.

Tuttavia, la stessa Bosnia ed Erzegovina non ha una legislazione che ne criminalizzi il negazionismo.  Alcuni leader come Milorad Dodik, presidente della Repubblica bosniaco dal 2010 al 2018 di etnia serba, si rifiutano ancora di accettare che il massacro sia definito come genocidio.