I delitti passionali 2.0 si consumano proprio su internet. Non sono veri e propri omicidi, per fortuna, ma feriscono con la stessa ferocia dignità e reputazione. Ecco i “revenge porn”, filmini amatoriali a luci rosse che girati dalla coppia per il piacere dell’intimità finiscono a volte, una volta che la relazione finisce, tra le maglie guardone della rete. La vicenda di Chantal, una ventiduenne di Breda, è diventato un vero e proprio caso internazionale: vittima di un “revenge porn” caricato su Facebook aveva vinto, lo scorso anno, una causa contro il colosso americano che nonostante ciò aveva comunque rifiutato, per motivi di privacy, alle autorità olandesi qualunque tipo di collaborazione.

Dopo un lungo tira e molla giudiziario, la società di Zuckerberg ha alla fine consentito a due tecnici olandesi di indagare sui suoi sistemi per cercare di rintracciare il responsabile; la scorsa settimana, gli esperti sono riusciti a trovare l’indirizzo IP attraverso il quale è stato caricato il video sul social media e sono cosi risaliti al circuito di scuole ROC del West Brabant. Un’ulteriore indagine, ha ristretto il focus su due istituti, uno di Breda, l’altro di Bergen op Zoom. L’attenzione degli investigatori è ora concentrata sulla scuola di Breda.