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Questa settimana l’Eye Filmmuseum festeggia il suo 75° anniversario – non il nuovo museo sulle rive dell’IJ ma l’Archivio Storico del film olandese – con sette video trasmessi gratuitamente in streaming fino al 16 marzo. Affanno, isolamento e solitudine sono i temi dei cortometraggi, a volte strazianti.

La cura degli animali in Kala Azar

È notte. Un cane è intrappolato in una macchina e ansima leggermente. Lentamente i finestrini si appannano. Poi inizia a ululare delicatamente. Impazienza e l’irrequietezza sono contagiose. Lo scorso anno, l’artista e regista greco-olandese Janis Rafa ha ritratto con questa vivida immagine il suo primo lungometraggio Kala azar (2020).

Waiting for the Time to Pass (2021) è un lavoro nuovo, ancor più opprimente considerando l’evidente associazione con la limitata libertà di movimento e l’incertezza causate dalla pandemia in atto. Dopotutto, affanno, isolamento e solitudine sono le parole che ricorderanno il 2020.

Il topolino di Kentridge

Tutti e sette i cortometraggi possono essere visti attraverso questi occhi malinconici. Nell’animazione City Deep di William Kentridge (2020, parte della sua serie Drawings for Projection, in costante crescita dal 1989), un topolino scappa improvvisamente dal suo buco nel muro di un museo. Cosa succede alle opere d’arte quando nessuno le guarda? Alcuni istanti dopo, vediamo l’alter ego disegnato da Kentridge vagare per il museo, in questa riflessione a più livelli sul rapporto tra arte e colonialismo.

Palla di fuoco

Come Rafa e Kentridge, anche altri registi sono nomi noti ai frequentatori dell’Eye: Francis Alÿs, Cao Guimarães, Isaac Julien, i fratelli Quay e Fiona Tan sono tutti stati ospitati nelle retrospettive all’Eye. The Eye Land (1999) di Guimarães parla di nostalgia, di quell’attesa che rende il tempo fluido e inaffidabile. Looking for Langston (1989) di Isaac Julien è un suggestivo e sontuoso ritratto in bianco e nero dell’icona queer del Rinascimento di Haarlem, Langston Hughes (1902-1967). Mette in scena una conversazione politicamente carica di nostalgia e coscienza storica. Nel loro modo caratteristico (un armadio delle curiosità, vecchie stampe scientifiche e figure stravaganti), i fratelli Quay fanno lo stesso in Unmistaken Hands: Ex Voto F.H. (2020), un’ode allo scrittore uruguaiano di realismo magico, Felisberto Hernández (1902-1964). Questi ultimi due film durano quasi un’ora, quindi mettetevi comodi.

 

La figlia di Rembrandt

Rispetto agli ultimi due cortometraggi, che durano solo pochi minuti e che, insieme a quello di Rafa, impressionano così tanto online, questo non dice nulla. Nellie (2013) di Fiona Tan dà un volto alla “figlia dimenticata” di Rembrandt, Cornelia van Rijn, partita per Batavia all’età di sedici anni. Una ragazza vulnerabile che in tre minuti si trasforma da avventuriera nostalgica in una donna sofferente a causa della febbre. Ma a rendere questa miniatura opprimente, è l’abito che indossa, dello stesso tessuto pesante con flora e fauna esotiche, di cui sono rivestite anche le pareti e da cui sono state ricavate le tende e il copriletto del suo letto. Tan vuole liberarla. L’esotica visione occidentale dell ‘”Estremo Oriente”, delle colonie, è un tema centrale nell’opera di Tan.

In Paradox of Praxis (2013), vediamo Francis Alÿs, nato in Belgio e trasferitosi in Messico, camminare con un pallone in fiamme per le strade notturne della capitale messicana della droga Ciudad Juárez. Una fonte di luce rende visibili cose che altrimenti non vedremmo. Una performance di fuoco e ombre. E poi è di nuovo notte. L’arte cinematografica può essere pericolosa e mozzafiato allo stesso tempo.