“Dal 1° aprile siamo al 5% del fatturato, per dirla in modo molto semplice”, ha dichiarato lunedì l’amministratore delegato di Eurostar Jacques Damas. La compagnia ferroviaria ad alta velocità Eurostar, filiale al 55% dell’SNCF, è stata una delle vittime duramente colpite dalla pandemia e si trova con l’acqua alla gola.

Potrebbe perfino dichiarare bancarotta a fine primavera senza l’aiuto del governo.  Secondo Damas, la compagnia infatti avrebbe perso l’82% del fatturato durante il 2020, che tradotto in euro, risulta 1.1 miliardi di perdita. 

Un duro colpo alle finanze di Eurostar, che si vede costretta al rispetto delle numerose regole sanitarie diverse dei vari paesi (Gran Bretagna, Francia, Belgio e Olanda) e, allo stesso tempo, si trova ad effettuare al massimo un viaggio al giorno, con un treno che viaggia all’80% vuoto. 

Come dichiara preoccupato Christophe Fanichet, CEO di SNCF Voyageurs, la compagnia ha due difetti: “è una società francese in Inghilterra, quindi non è aiutata dagli inglesi, e non è aiutata dai francesi perché è in Inghilterra”. 

Eurostar si è impegnata a ridurre drasticamente i costi per far fronte alla crisi: ha messo il suo personale a lavorare a orario ridotto, ha preso in prestito 450 milioni di euro e ha ottenuto 210 milioni di euro dai suoi azionisti.

Ma senza aiuti, la sua sopravvivenza è a grave rischio.