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Euronews: l’ICC e la giustizia internazionale, possono fermare Bolsonaro?

Le controverse riforme annunciate potrebbero tradursi in violazioni dei diritti umani

L’ascesa al potere di Jair Bolsonaro, nuovo presidente del Brasile, ha aumentato la minaccia di un disastro ambientale, non solo per Brasile, ma anche per il resto del mondo. Le pericolose proposte di Bolsonaro, infatti, distruggerebbero non solo le protezioni ambientali in Brasile, ma provocherebbero anche una violazione dei diritti umani su larga scala, costituendo possibilmente crimini contro l’umanità. E’ dunque possibile che la Corte Penale Internazionale (ICC) impedisca a Bolsonaro di implementare riforme così distruttive? Se lo chiede Euronews in un pezzo di opinione a firma di Patrick Alley, Nicole Barrett and Richard J. Rogers

Bolsonaro ha infatti proposto di indebolire le protezioni ambientali e abolire il Ministro dell’Ambiente in Brasile; riforme piuttosto pericolose, soprattutto considerando che il Brasile è ricoperto in gran parte della sua superficie, dalla foresta amazzonica; il tutto diventa ancora più preoccupante se combinato con la proposta di permettere l’estrazione di minerali e di altre attività economiche in territori indigeni. Le politiche previste dal nuovo presidente aiuterebbe probabilmente la già potente impresa agroalimentare- la “Ruralistas” – ad espandere l’appropriazione illegale di terre a spese della fetta più svantaggiata della popolazione brasiliana. 

Il Brasile è già considerato il paese più pericoloso in cui possedere e difendere un pezzo di terra, con almeno 57 omicidi lo scorso anno, 25 dei quali seguiti a massacri. L’80% degli assassinati sono morti difendendo la loro terra nella foresta amazzonica. In presenza di queste evidenti violazioni dei diritti umani, il piano di Bolsonaro è di invocare ancora più violenza e distruzione. 

A seguito delle catastrofiche previsioni del reportage delle Nazioni Uniti “IPCC”, secondo il quale ci sarebbero rimasti unicamente 12 anni per evitare il disastro climatico, il segretario generale delle Nazioni Unite ha dichiarato:”Dobbiamo fermare la deforestazione e piantare miliardi di nuovi alberi”. Quasi prendendosi gioco di una simile dichiarazione, Bolsonaro ha proposto riforme, tra cui anche il ritiro del Brasile dall’Accordo di Parigi e misure apertamente in conflitto con i diritti della popolazione brasiliana e con l’ambiente, oltre ad intaccare il tentativo di molti paesi di mitigare gli effetti del cambiamento climatico, visto l’importanza della foresta amazzonica. 

Ma cosa si può fare? Il boicottaggio da parte dei consumatori di prodotti brasiliani, principale risorse degli investimenti stranieri, e continua pressione politica internazionale potrebbero aiutare. Vista la preoccupante crisi climatica, implementare politiche che potrebbero risultare in appropriazione di terre, illegali sfratti e la distruzione della foresta pluviale non può che peggiorare la situazione. E un’indagine più approfondita può rivelare come simili riforme potrebbero essere condiserate veri e propri crimini contro l’umanità 

 “La distruzione dell’ambiente, lo sfruttamento o l’appropriazione illegale di terre” sono diventati una priorità per la corte penale internazionale. Pesanti accuse, per esempio, sono state sollevate contro la Cambogia e la Corte le sta attentamente considerando. Se le accuse venissero accettate, un potente messaggio verrebbe mandato non solo verso i leader della Cambogia, ma anche a tutti politici e le aziende che seguono la strada di Bolsonaro. 


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