Dopo una lunga trattativa tra gli Stati membri è arrivato finalmente il via libera unanime al pacchetto anti-frode, il primo di questo tipo, che dovrebbe limitare i favori fiscali alle multinazionali in territorio europeo. La direttiva, che mira a colpire le strutture di comodo, messe in piedi da alcune multinazionali per approfittare dei regimi fiscali favorevoli era stata presentata a gennaio. Solo ieri, lunedi 20 giugno, è arrivato il via libera definitivo dopo una settimana di serrate trattative con la delegazione belga e quella ceca, riluttanti ad approvare il testo. Il si del Belgio è arrivato dopo lo slittamento al 2023 del punto sugli interessi. La direttiva entrerà in vigore nel 2019.

La direttiva ruota attorno a sei punti volti a ridurre la possibilità di evadere le tasse in paesi con regimi meno favorevoli, veicolando i profitti verso stati con sistemi più “generosi” attraverso la costruzione di società fittizie. La Commissione europea aveva già compilato una lista di priorità, seguendo le raccomandazioni dell’OCSE ma alcuni stati membri avevano bloccato l’iter della direttiva, temendo che il testo finale fosse persino più restrittivo delle stesse raccomandazioni dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo.

Il Belgio ha guidato, fin da subito, il gruppo di paesi scettici nei confronti di un accordo chiedendo di stabilire un tetto massimo alla deducibilità degli interessi sui profitti per non “minare la competitività economica dell’UE”, senza attendere un’indicazione dall’OCSE; sul versante opposto, Italia, Francia, Spagna e Regno Unito chiedevano al contrario di agire immediatamente stabilendo regole interne.

Secondo il ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, come riportato da NOS, saranno diverse le multinazionali a pagare imposte molto più pesanti dopo l’accordo. Ma la sensazione di alcuni osservatori è che lo schema approvato, che entrerà in vigore nel 2023, è il frutto di un compromesso ad una direttiva già debole. Le multinazionali, ad esempio, non dovranno più dimostrare di avere nei paesi terzi dell’Unione, dove alti profitti sono stati “deviati”, una struttura organizzativa che li giustifichi.

La direttiva giunge a chiusura del semestre di presidenza olandese e cerca, idealmente, di smorzare le pesanti critiche rivolte ai Paesi Bassi considerato uno dei “paradisi fiscali d’Europa”. Secondo Oxfam, che ha analizzato i dati forniti dalla Commissione Europea, delle 33 pratiche considerate favori fiscali alle multinazionali, 17 sarebbero presenti nella legislazione olandese, 16 in quella belga e 15 in quella cipriota. Tra queste pratiche, la più abusata per aggirare le tassazioni meno favorevoli, ci sarebbe quella dei patent box.